RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Andrew Martin Garvey, Avito Viret Honore, Gli Avi di S.A.Em.ma il Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta Frà Andrew Willoughby Ninian Bertie, Roberto Chiaramonte Editore, Torino, 2006, pp. 160.

È questa un’opera che può definirsi esemplare nel campo delle ricerche genealogiche ed araldiche, per l’approfondimento e l’esaustività con cui l’Autore (professore di lingua inglese presso la Scuola di Applicazione dell’Esercito e Istituto di Studi Militari di Torino, nonché autore di numerose pubblicazioni su araldica e genealogia incentrate particolarmente sul mondo anglosassone, e socio ordinario IAGI) ha trattato la materia ed ha condotto le sue ricerche. La lettura del volume risulta molto avvincente, sia per la notorietà del soggetto che per il contesto storico e geografico in cui si sviluppa, certamente uno dei più interessanti per i cultori delle materie nobiliari, intendendo includere in questo sia quello britannico che quello melitense.

Soprattutto relativamente al secondo, il nucleo dell’“excursus” storiografico, il XVI secolo, costituisce un periodo cruciale per la Religione Gerosolimitana, perchè, come ricorda nella sua introduzione Gustavo di Gropello: “… fu quello infatti il secolo che si aprì tragicamente, per quest’ultima, con la perdita nel 1522 di Rodi, dopo un sanguinoso assedio eroicamente sostenuto, ma fu esso anche il secolo della storica presa di possesso nel 1530 della nuova sede di Malta e della vittoriosa difesa di quest’ultima nel 1565, dal grande assalto scatenato contro pochi cavalieri e uomini d’arme dai più di 100.000 turchi dei ‘pashàPiali e Mustafà: la successiva gloria navale di Lepanto del 1571 sancì non solo la riconferma ‘sul campo’ del prestigio straordinario dell’Ordine, ormai chiamato definitivamente di Malta, distintosi valorosamente (ancora una volta) in quella acerrima battaglia”.

L’obiettivo del lavoro è abbastanza arduo: documentare i 64 quarti, quindi avi e figure storiche, di S.A. Em.ma Frà Andrew Bertie, attuale Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta; questa fatica, durata qualche anno, ha portato l’Autore ad esplorare fonti di vario genere e grado di autorevolezza, ma egli ha anche avuto il privilegio di un contatto diretto con lo stesso Gran Maestro il quale ha contribuito, dove necessario, con precisi orientamenti su qualche dettaglio, oltrechè con Lord Norreys, cugino dello stesso Frà Andrew, che gli ha fornito una preziosa ed erudita assistenza, costituendo una fonte di prima mano trattandosi di un membro della famiglia.

Le fonti a cui l’Autore si è riferito nelle sue approfondite ricerche sono tra quelle fondamentali della genealogia britannica, a cominciare dal Complete Peerage di Cokayne, le varie edizioni del Burke’s e del Debrett’s, il Landed Gentry sempre del Burke, The Official Baronage of England del 1885. Una fonte molto particolare, strettamente connaturata al fatto che i soggetti della ricerca appartengono a famiglie nobili cattoliche oltreché molti Cavalieri di Malta, è Blood of the Martyrs: Martyr Ancestors of the British Knights of Malta i cui autori, Sir Conrad Swan e Peter Drummond-Murray of Mastrik, sono due autorità indiscusse nel campo. Per quanto poi concerne l’araldica, compresa quella degli avi americani, le fonti principali sono state il Crozier’s General Armory e il Complete American Armory and Blue Book del Matthews, mentre le blasonature sono state desunte oltre che dalle varie edizioni di Burke’s e Debrett’s anche dall’Ordinary of British Armorial del Papworth.

È importante riportare il sommario del libro per avere un’idea della sua articolazione e dovizia dei contenuti: Il nome; La leggenda; Il Capostipite dei Bertie; La linea maschile dei Bertie da Thomas al Gran Maestro; La linea materna ed i legami genealogici con la Regina Maria Stuarda; Le parentele reali; Le parentele illustri, notabili e interessanti; I titoli; Lo stemma; Il LXXVIII Gran maestro; La genealogia; Gli Avi di Frà Andrew Willoughby Ninian Bertie.

Le appendici, di grande utilità per chi non ha sufficiente dimestichezza con le materie trattate, includono una breve storia dell’Ordine di Malta, una nota esplicativa sui titoli nobiliari britannici, una succinta guida all’araldica, e delle precisazioni sulla questione religiosa, nata dallo scisma di Enrico VIII.

Il testo riporta tutti i componenti della quinta generazione, con le illustrazioni degli stemmi e le relative blasonature, inoltre riporta la linea genealogica del Gran Maestro oltre il 1485, l’anno della battaglia di Bosworth Field (combattuta il 22 agosto di quell’anno), avvenimento che segnò la fine della dinastia dei Plantageneti e l’ascesa della Casa gallese dei Tudor con re Edoardo VII, il monarca che unì le due dinastie sposando la principessa Elisabetta, figlia di re Edoardo IV. È riportata inoltre la linea materna che dimostra la discendenza dai sovrani di Scozia, insieme ad altri alberi genealogici che permettono al lettore di avere una rapida e completa visione delle parentele. Si vedrà, quindi, che il Gran Maestro Frà Andrew può contare tra i suoi avi in linea diretta, e soltanto negli ultimi 300 anni, più di cinque re, alcuni principi sovrani, granduchi, principi reali da più parti dell’Europa, per non menzionare numerosi duchi, marchesi, conti, baroni, baronetti ed altri nobili britannici, oltre a cavalieri dei più prestigiosi ordini cavallereschi (quale la Giarrettiera inglese, il Cardo scozzese), primi ministri, generali, ammiragli, giudici, accademici e così via.

Per via di linee femminili, si può risalire alla fatidica data dell’anno 1066 che coincide con l’arrivo di Guglielmo “il Conquistatore”.

Attraverso il legame con la casa reale di Francia, il Gran Maestro può tracciare anche una linea che arriva ad Ugo Capeto attraverso re Filippo IV “il Bello” (1268-1314) e la sua sposa Giovanna di Navarra (figlio di Filippo III [1245-1285], figlio di San Luigi IX [1214-1270] e di Margherita di Provenza [figlia di Raimondo Berenger] e di Isabella, figlia di re Giacomo I di Aragona).

Come è ampiamente dimostrato Sua Altezza Eminentissima è imparentato con quasi tutte le grandi casate britanniche ed anche con alcune famiglie che hanno dato alla Santa Madre Chiesa alcuni dei suoi più noti martiri: i Beati Sebastiano Newdigate, Adrian Fortescue, cavaliere di Malta, decapitato a Tower Hill nel 1539, per la sua resistenza alle riforme di Enrico VIII, Thomas Percy, VII conte di Northumberland, decapitato nell’agosto 1572 dopo la rivolta dei conti dell’Inghilterra settenrionale, Margaret Plantagenet (l’ultima dei Plantageneti), William Howard, visconte di Stafford, e San Filippo Howard, conte di Arundel.

Non sono da trascurare poi i legami con i duchi di Norfolk, famiglia che detiene per diritto ereditario la carica di conte Maresciallo, cioè la massima autorità araldica d’Inghilterra.

Citiamo soltanto alcuni degli antenati dei duchi di Norfolk tra i più noti personaggi della storia inglese: San Filippo Howard, decapitato alla Torre di Londra; lord Howard di Effingham (Charles Howard, conte di Nottingham un altro valido comandante navale; Thomas Howard (1473-1554), che fu anche uno dei comandanti alla battaglia di Flodden nel 1513; Henry Howard, conte di Surrey (nato nel 1515), uno dei migliori poeti della sua epoca; il terzo duca di Norfolk, zio di Anne Boleyn (madre di Elisabetta I) e Catherine Howard due delle sei spose di Re Enrico VIII.

I Noel, inoltre, hanno una discendenza da San Tommaso Moro, da San Filippo Howard e dalla beata Margaret Plantagenet.

Il IV conte di Gainsborough, Arthur Edward Joseph Noel, fu Cameriere Segreto dei Papi Benedetto XV e Pio XI e il quinto conte di Gainsborough, Anthony Gerard Edward Noel, è Balì Gran Croce dello SMOM ed è stato Presidente dell’Associazione Britannica dello SMOM dal 1968 al 1974.

Inoltre, il Gran Maestro ha legami con i primi conti nella Paria d’Inghilterra e per diritto ereditario Gran Siniscalchi d’Inghilterra: i Talbot, conti di Shrewsbury, il cui titolo di conte risale al 1442. Attraverso i Talbot ha anche parentele con la più alta nobiltà romana. Mary Alathea Beatrix Talbot, figlia del XVI conte John Talbot (1791-1852), sposò nel 1839 il principe Filippo Andrea Doria Pamphilj Landi e la sorella, Gwendeline Catherine, sposò, nel 1835, il principe Marc’Antonio Borghese.

Particolarmente interessanti sono le parentele col Nuovo Mondo e, al contrario di quanto si è propensi a pensare, si noterà come tali legami genealogici sono con il ceto dirigente, soprattutto quello d’origine olandese. Fra coloro vi furono i più grandi proprietari terrieri americani che costituirono una sorta di piccola nobiltà con le proprie insegne araldiche e tutte le prerogative di ceto. Fra gli altri, possiamo notare tra i parenti del Gran Maestro i van Cortlandt, gli Schuyler famiglia alla quale apparteneva Peter Schuyler, il primo sindaco della città di Albany, capitale dello Stato di New York. E ancora citiamo i de Lancey. Il fratello della quintavola del Gran Maestro, Anna Susannah De Lancey, fu James De Lancey (1703-1760), un Luogotenente Governatore (1753) e Presidente della Corte Suprema dello Stato di New York.

La nobiltà di queste famiglie di patroons del Nuovo Mondo è attestata e certificata in più modi. Il primo, che non è affatto diverso da quello europeo”, è la concessione da parte della Corona inglese di signorie (manors) a molte di queste casate di origine olandese, come, ad esempio, i manors lungo il fiume Hudson ai van Cordtlandt ed ai Philipse, di cui Frederick Philipse fu tra i fondatori di New York. Un altro modo è attraverso gli alti incarichi governativi che, ricordiamo, furono ricoperti quando vi fu ancora la monarchia in America.

Nel Nuovo Mondo, al servizio della Corona inglese, oltre a Sir Peter Warren, vi furono i generali Cornwallis e Gage, entrambi i quali rivestirono la carica di comandante in capo delle forze inglesi.

Nella genealogia del Gran Maestro vi sono anche moltissimi prelati, vescovi e arcivescovi, ma anche altri personaggi contraddistintisi per gli altissimi valori cristiani, tra questi Sir Charles Middleton, il primo barone Barham, padre di una delle quintavole del Gran Maestro, che disse quella memorabile frase: “Where there is no religion there can be no public principles” (“là dove non è la religione non vi può essere integrità nella vita pubblica”). Il barone Barham fu uno delle figure più rappresentative per l’abolizione dello schiavismo insieme con William Wilberforce. Il barone fu noto anche per i suoi incarichi nella la Royal Navy: egli ebbe infatti dal Primo Ministro William Pitt l’incarico di Primo Lord dell’Ammiragliato (cioè Capo di Stato Maggiore della Regia Marina) al tempo della memorabile vittoria britannica sulle flotte francesi e spagnoli a Trafalgar, il 21 ottobre 1805, sotto il comando dell’Ammiraglio visconte Horatio Nelson, duca di Brontë.

Questo grande affresco dimostra altresì un carattere fondamentale della nobiltà britannica che vorremmo qui evidenziare. Mentre la nobiltà italiana o di altre nazioni europee  può essere individuata in un gruppo di famiglie circoscritto e ben identificabile, quella britannica è invece dotata di “una punta di iceberg” che è il Peerage (cioè i Pari), costituito dalle dinastie latifondiste di origine feudali con diritto ereditario di seggio nella Camera Alta, mentre lo zoccolo duro è costituito da molte altre famiglie assolutamente nobili, anche se non Pari e non titolate, le cui ascendenze possono incrociarsi con quelle del Peerage o addirittura anche con le dinastie reali. Ciò può in parte essere spiegato dal fatto che l’erede del titolo è soltanto il primogenito, mentre i cadetti hanno il solo titolo di Lord (fino al grado di Marchese), che nei rivoli delle ulteriori discendenze diventa un  Honorable se non addirittura Mister (emblematico è il caso di Winston Churchill - anch’egli parente del Gran Maestro - il cui nonno paterno era il 7° Duca di Marlborough, che è rimasto Mr. Winston Churchill - era anche Rt. Hon. ma soltanto perché membro del parlamento e consigliere privato - per diventare Sir Winston solo quando fu creato Cavaliere della Giarrettiera appena una decina d’anni prima della morte). A dimostrazione di ciò è risibile l’affermazione delle solite riviste gossip secondo cui Camilla Parker-Bowels non sarebbe nobile: chi avesse la voglia e la capacità di affrontare una ricerca genealogica come quella condotta da Andrew Garvey, forse scoprirebbe che la Duchessa di Cornovaglia può vantare avi di nobiltà paragonabile, se non superiore, a quelli del consorte.

A conferma di ciò, in quest’opera troviamo che nella genealogia del Gran Maestro i suoi avi avevano tutti una posizione sociale tale che li fa a tutto diritto inserire nella alta o piccola nobiltà ereditaria, oppure nella categoria della nobiltà personale, sia per posizione sociale, sia per ricchezza personale o per alleanza. Inoltre, da un confronto della sua genealogia con quella dell’attuale Sovrana del Regno Unito risulterebbe forse una maggiore abbondanza di avi nobili nella ascendenza di Frà Andrew, infatti mentre nella genealogia del Gran Maestro si trova un mastro scalpellino, in quella della Regina è riscontrabile un oste di un pub (il “George” di Stanford) e un idraulico londinese.

Un altro aspetto di grande interesse di questo libro è la trattazione degli stemmi della famiglia.

Quello principale, usato attualmente dal Gran Maestro, che lo inquarta con l’arma del Sovrano Ordine, è d’argento ai tre arieti da guerra al naturale poste l’una sull’altra. Questa è la blasonatura più “tecnica” tra quelle citate, in quanto evidenzia che gli arieti in questione sono le terribili macchine da guerra medioevali, da cui la declinazione al femminile del participio “poste”, inoltre dimostra come non è stata infranta la legge circa il divieto di sovrapporre metallo su metallo, perché gli arieti sono “al naturale”; è un caso poi che questo colore naturale fosse dorato. Ma oltre a tali dettagli vengono esplorati innumerevoli altri aspetti araldici che scaturiscono dall’analisi e dalla storia della stemmologia della famiglia Bertie e di quelle alleate, di estremo interesse per i cultori e gli appassionati.

Infine uno sguardo ai motti, un programma di vita sintetizzato in secche parole, valido per tutte le generazioni: Virtus Ariete Fortior, quello dei Bertie, completato da quello dei conti di Lindsey: Loyauté M’Oblige, di carattere fortemente combattivo; mentre quelli della linea materna, il primo che dà il titolo al libro Avito Viret Honore ed il secondo Decori Decus Addit Avito, evidenziano il costante e continuato intendimento, da parte di chi ne fa la sua divisa, non solo di sentirsi rinforzato dall’onore dei propri avi, ma di impegnarsi ad aumentarlo sempre di più, per trasferirlo rafforzato ai propri discendenti. (Patrizio Romano Giangreco)

 

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