RECENSIONI
LIBRI
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Andrew Martin Garvey, Avito Viret
Honore, Gli
Avi di S.A.Em.ma il Principe e Gran Maestro del
Sovrano Militare Ordine di Malta Frà Andrew Willoughby Ninian Bertie, Roberto Chiaramonte
Editore, Torino, 2006, pp. 160.
È questa un’opera che può
definirsi esemplare nel campo delle ricerche genealogiche ed araldiche, per
l’approfondimento e l’esaustività con cui l’Autore
(professore di lingua inglese presso
Soprattutto relativamente al secondo, il
nucleo dell’“excursus” storiografico, il XVI secolo,
costituisce un periodo cruciale per
L’obiettivo del lavoro è
abbastanza arduo: documentare i 64 quarti, quindi avi e figure storiche, di
S.A. Em.ma Frà
Andrew Bertie, attuale Principe e Gran Maestro del
Sovrano Militare Ordine di Malta; questa fatica, durata qualche anno, ha portato
l’Autore ad esplorare fonti di vario genere e grado di autorevolezza, ma
egli ha anche avuto il privilegio di un contatto diretto con lo stesso Gran
Maestro il quale ha contribuito, dove necessario, con precisi orientamenti su
qualche dettaglio, oltrechè con Lord Norreys, cugino dello stesso Frà
Andrew, che gli ha fornito una preziosa ed erudita assistenza, costituendo una
fonte di prima mano trattandosi di un membro della famiglia.
Le fonti a cui l’Autore si è
riferito nelle sue approfondite ricerche sono tra quelle fondamentali della
genealogia britannica, a cominciare dal Complete
Peerage di Cokayne, le
varie edizioni del Burke’s
e del Debrett’s,
il Landed Gentry sempre
del Burke, The Official
Baronage of England del
1885. Una fonte molto particolare, strettamente connaturata al fatto che i
soggetti della ricerca appartengono a famiglie nobili cattoliche
oltreché molti Cavalieri di Malta, è Blood of the Martyrs: Martyr Ancestors of the British Knights of Malta i cui autori, Sir Conrad Swan
e Peter Drummond-Murray of Mastrik, sono due autorità indiscusse nel campo. Per
quanto poi concerne l’araldica, compresa quella degli avi americani, le
fonti principali sono state il Crozier’s General Armory e il Complete American Armory
and Blue Book del Matthews,
mentre le blasonature sono state desunte oltre che
dalle varie edizioni di Burke’s
e Debrett’s
anche dall’Ordinary of British Armorial del Papworth.
È importante riportare il sommario del
libro per avere un’idea della sua articolazione e dovizia dei contenuti:
Il nome; La leggenda; Il Capostipite dei Bertie; La
linea maschile dei Bertie da Thomas al Gran Maestro; La linea materna ed i legami genealogici con la Regina Maria
Stuarda; Le parentele reali; Le parentele illustri, notabili e interessanti; I
titoli; Lo stemma; Il LXXVIII Gran maestro; La
genealogia; Gli Avi di Frà Andrew Willoughby Ninian Bertie.
Le appendici, di
grande utilità per chi non ha sufficiente dimestichezza con le materie
trattate, includono una breve storia dell’Ordine di Malta, una nota
esplicativa sui titoli nobiliari britannici, una succinta guida
all’araldica, e delle precisazioni sulla questione religiosa, nata dallo
scisma di Enrico VIII.
Il testo riporta tutti i componenti della
quinta generazione, con le illustrazioni degli stemmi e le relative blasonature, inoltre riporta la linea genealogica del Gran
Maestro oltre il 1485, l’anno della battaglia di Bosworth
Field (combattuta il 22 agosto di quell’anno),
avvenimento che segnò la fine della dinastia dei Plantageneti e
l’ascesa della Casa gallese dei Tudor con re Edoardo VII, il monarca che
unì le due dinastie sposando la principessa Elisabetta, figlia di re
Edoardo IV. È riportata inoltre la linea materna che dimostra la
discendenza dai sovrani di Scozia, insieme ad altri alberi genealogici che
permettono al lettore di avere una rapida e completa visione delle parentele.
Si vedrà, quindi, che il Gran Maestro Frà
Andrew può contare tra i suoi avi in linea diretta, e soltanto negli
ultimi 300 anni, più di cinque re, alcuni principi sovrani, granduchi,
principi reali da più parti dell’Europa, per non menzionare
numerosi duchi, marchesi, conti, baroni, baronetti ed altri nobili britannici,
oltre a cavalieri dei più prestigiosi ordini cavallereschi (quale
Per via di linee femminili, si può
risalire alla fatidica data dell’anno 1066 che coincide con
l’arrivo di Guglielmo “il
Conquistatore”.
Attraverso il legame con la casa reale di
Francia, il Gran Maestro può tracciare anche una linea che arriva ad Ugo
Capeto attraverso re Filippo IV “il Bello” (1268-1314) e la sua sposa
Giovanna di Navarra (figlio di Filippo
III [1245-1285], figlio di San Luigi
IX [1214-1270] e di Margherita di Provenza [figlia di Raimondo Berenger] e di Isabella, figlia di re Giacomo I di Aragona).
Come è ampiamente dimostrato Sua
Altezza Eminentissima è imparentato con quasi tutte le grandi casate
britanniche ed anche con alcune famiglie che hanno dato alla Santa Madre Chiesa
alcuni dei suoi più noti martiri: i Beati Sebastiano Newdigate,
Adrian Fortescue,
cavaliere di Malta, decapitato a Tower Hill nel 1539,
per la sua resistenza alle riforme di Enrico VIII, Thomas Percy, VII conte di Northumberland, decapitato nell’agosto 1572 dopo la
rivolta dei conti dell’Inghilterra settenrionale,
Margaret Plantagenet
(l’ultima dei Plantageneti), William
Howard, visconte di Stafford, e San Filippo Howard, conte di Arundel.
Non sono da trascurare poi i legami con i
duchi di Norfolk, famiglia che detiene per diritto ereditario la carica di
conte Maresciallo, cioè la massima autorità araldica
d’Inghilterra.
Citiamo soltanto alcuni degli antenati dei
duchi di Norfolk tra i più noti personaggi della storia inglese: San Filippo Howard, decapitato alla
Torre di Londra; lord Howard
di Effingham (Charles Howard, conte di Nottingham
un altro valido comandante navale; Thomas Howard (1473-1554), che fu anche uno
dei comandanti alla battaglia di Flodden nel 1513; Henry Howard, conte di Surrey (nato nel 1515), uno dei migliori poeti della sua
epoca; il terzo duca di Norfolk, zio di Anne Boleyn
(madre di Elisabetta I) e Catherine Howard due delle
sei spose di Re Enrico VIII.
I Noel,
inoltre, hanno una discendenza da San Tommaso Moro, da San
Filippo Howard e dalla beata Margaret Plantagenet.
Il IV conte di Gainsborough,
Arthur Edward Joseph Noel,
fu Cameriere Segreto dei Papi Benedetto XV e Pio XI e il quinto conte di Gainsborough, Anthony
Gerard Edward Noel, è Balì Gran
Croce dello SMOM ed è stato Presidente dell’Associazione
Britannica dello SMOM dal 1968 al 1974.
Inoltre, il Gran Maestro ha legami con i primi
conti nella Paria d’Inghilterra e per diritto ereditario Gran Siniscalchi
d’Inghilterra: i Talbot, conti di Shrewsbury,
il cui titolo di conte risale al 1442. Attraverso i Talbot
ha anche parentele con la più alta nobiltà romana. Mary Alathea Beatrix Talbot, figlia del XVI conte John Talbot
(1791-1852), sposò nel 1839 il principe Filippo Andrea Doria Pamphilj Landi e la sorella, Gwendeline Catherine, sposò, nel 1835, il principe
Marc’Antonio Borghese.
Particolarmente interessanti sono le parentele
col Nuovo Mondo e, al contrario di quanto si è propensi a pensare, si
noterà come tali legami genealogici sono con il ceto dirigente,
soprattutto quello d’origine olandese. Fra coloro vi furono i più
grandi proprietari terrieri americani che costituirono una sorta di piccola
nobiltà con le proprie insegne araldiche e tutte le prerogative di ceto.
Fra gli altri, possiamo notare tra i parenti del Gran Maestro i van Cortlandt, gli
Schuyler
famiglia alla quale apparteneva Peter Schuyler, il primo sindaco della città di
Albany, capitale dello Stato di New York. E ancora citiamo i de Lancey. Il
fratello della quintavola del Gran Maestro, Anna Susannah De Lancey, fu James De Lancey
(1703-1760), un Luogotenente Governatore (1753) e Presidente della Corte
Suprema dello Stato di New York.
La nobiltà di queste famiglie di patroons del Nuovo Mondo è attestata e certificata
in più modi. Il primo, che non è affatto
diverso da quello europeo”, è la concessione da parte della Corona
inglese di signorie (manors)
a molte di queste casate di origine olandese, come, ad esempio, i manors lungo il
fiume Hudson ai van Cordtlandt
ed ai Philipse, di cui Frederick Philipse
fu tra i fondatori di New York. Un altro modo è attraverso gli
alti incarichi governativi che, ricordiamo, furono ricoperti quando vi fu
ancora la monarchia in America.
Nel Nuovo Mondo, al servizio della
Corona inglese, oltre a Sir Peter Warren, vi furono i generali Cornwallis e Gage, entrambi i
quali rivestirono la carica di comandante in capo delle forze inglesi.
Nella genealogia del Gran Maestro vi
sono anche moltissimi prelati, vescovi e arcivescovi, ma anche altri personaggi
contraddistintisi per gli altissimi valori cristiani, tra questi Sir Charles Middleton,
il primo barone Barham, padre di una delle quintavole del Gran Maestro, che disse quella memorabile
frase: “Where there
is no religion there can be no public principles” (“là dove non è
la religione non vi può essere integrità nella vita
pubblica”). Il barone Barham fu uno delle
figure più rappresentative per l’abolizione dello schiavismo
insieme con William Wilberforce. Il barone fu noto
anche per i suoi incarichi nella
Questo grande affresco dimostra
altresì un carattere fondamentale della nobiltà britannica che
vorremmo qui evidenziare. Mentre la nobiltà italiana o di altre nazioni
europee può
essere individuata in un gruppo di famiglie circoscritto e ben identificabile,
quella britannica è invece dotata di “una punta di iceberg”
che è il Peerage (cioè i Pari),
costituito dalle dinastie latifondiste di origine feudali con diritto ereditario
di seggio nella Camera Alta, mentre lo zoccolo duro è costituito da
molte altre famiglie assolutamente nobili, anche se non Pari e non titolate, le
cui ascendenze possono incrociarsi con quelle del Peerage
o addirittura anche con le dinastie reali. Ciò può in parte
essere spiegato dal fatto che l’erede del titolo è soltanto il
primogenito, mentre i cadetti hanno il solo titolo di Lord (fino al grado di
Marchese), che nei rivoli delle ulteriori discendenze diventa un Honorable se non addirittura Mister (emblematico è
il caso di Winston Churchill - anch’egli parente del Gran Maestro - il
cui nonno paterno era il 7° Duca di Marlborough,
che è rimasto Mr. Winston Churchill - era anche Rt.
Hon. ma soltanto perché membro del parlamento
e consigliere privato - per diventare Sir Winston solo quando fu creato
Cavaliere della Giarrettiera appena una decina d’anni prima della morte). A dimostrazione di ciò è risibile
l’affermazione delle solite riviste gossip
secondo cui Camilla Parker-Bowels non sarebbe nobile:
chi avesse la voglia e la capacità di affrontare una ricerca genealogica
come quella condotta da Andrew Garvey, forse
scoprirebbe che
A conferma di ciò, in quest’opera
troviamo che nella genealogia del Gran Maestro i suoi
avi avevano tutti una posizione sociale tale che li fa a tutto diritto inserire
nella alta o piccola nobiltà ereditaria, oppure nella categoria della
nobiltà personale, sia per posizione sociale, sia per ricchezza
personale o per alleanza. Inoltre, da un confronto della sua genealogia con
quella dell’attuale Sovrana del Regno Unito risulterebbe forse una
maggiore abbondanza di avi nobili nella ascendenza di Frà Andrew, infatti mentre nella genealogia del Gran
Maestro si trova un mastro scalpellino, in quella della Regina è
riscontrabile un oste di un pub (il “George” di Stanford) e un
idraulico londinese.
Un altro aspetto di grande interesse
di questo libro è la trattazione degli stemmi della famiglia.
Quello principale, usato attualmente
dal Gran Maestro, che lo inquarta con l’arma del Sovrano Ordine, è
d’argento ai tre arieti da guerra al naturale poste l’una sull’altra. Questa
è la blasonatura più
“tecnica” tra quelle citate, in quanto evidenzia che gli arieti in
questione sono le terribili macchine da guerra medioevali, da cui la
declinazione al femminile del participio “poste”,
inoltre dimostra come non è stata infranta la legge circa il divieto di
sovrapporre metallo su metallo, perché gli arieti sono “al
naturale”; è un caso poi che questo colore naturale fosse dorato.
Ma oltre a tali dettagli vengono esplorati innumerevoli altri aspetti araldici
che scaturiscono dall’analisi e dalla storia della stemmologia
della famiglia Bertie e di quelle alleate, di estremo
interesse per i cultori e gli appassionati.
Infine uno sguardo ai motti, un
programma di vita sintetizzato in secche parole, valido per tutte le
generazioni: Virtus Ariete Fortior,
quello dei Bertie, completato da quello dei conti di Lindsey: Loyauté
M’Oblige,
di carattere fortemente combattivo; mentre quelli della linea materna, il primo
che dà il titolo al libro Avito
Viret Honore ed il secondo Decori
Decus Addit Avito, evidenziano il costante e continuato intendimento, da
parte di chi ne fa la sua divisa, non solo di sentirsi rinforzato
dall’onore dei propri avi, ma di impegnarsi ad aumentarlo sempre di
più, per trasferirlo rafforzato ai propri discendenti. (Patrizio Romano Giangreco)