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Roberto Ganganelli - Giuliano Marchetti, Il
Santo e l’incisore. Una storia lucchese del XVIII secolo, pp. 111, 8 tavole a colori,
illustrazioni in bianco-nero nel testo s.i.p, Lucca
2004, edito dall’Antica Zecca di Lucca, v. Sant’Andrea 45,
55100 Lucca (tel. 0583.91627 - http://www.zeccadilucca.it)
Sull’originale
copertina di questo volume è fisicamente applicata (in duplice esemplare,
onde vederne ambo le facce) una copia della doppia di San Paolino del
1758, moneta oggi riconiata con macchinari d’epoca dall’Antica
Zecca di Lucca: grazie a ciò, possiamo letteralmente toccar con mano
la passione e la cura con cui codesta benemerita Associazione culturale ha
provveduto alla realizzazione della presente, agile monografia, affidandola
alle mani di un giovane e preparato studioso (ma già da tempo autorevole direttore della
prestigiosa rivista di settore Cronaca Numismatica), e di
un appassionato e profondo conoscitore di cose lucchesi.
Una
moneta riconiata e quindi (ovviamente) “finta”, sul dritto, nella quale è però un vero stemma della
Repubblica di Lucca, perfettamente nitido e leggibile nella sua resa a
tratteggio, e ottimo viatico alla lettura del libro, basato su vicende e storie
connesse alla detta pregiata moneta, i cui conii sono
stati reperiti nell’Archivio di Stato di Lucca (ricco contenitore di
fonti storiche, e non solo per quel che riguarda la numismatica).
Il
volume, primo della collana Quaderni dell’Antica Zecca di Lucca
(che lo ha stampato in 1000 copie numerate), muove da un sunto dei dodici
secoli di attività della detta officina monetaria, attiva dai Longobardi
fino a Napoleone, dando un compendioso panorama delle qualità storiche,
tecniche e artistiche della sua produzione; arrivato al Settecento, esso scende
a dettagliare cambiamenti e novità che, a partire dalla sede di zecca e
fino alle pregiate monete in oro, ne contrassegneranno l’ultimo periodo.
Protagonista di tali pagine è ovviamente la doppia di San Paolino,
e di conseguenza il suo incisore e coniatore Giovan
Battista Tonelli, del quale si ricostruiscono (nei
limiti della documentazione esistente) la figura e l’operatività.
Il
testo, intervallato da figure e fotografie di buon livello e adeguata
quantità, si segnala più volte a livello araldico: a p. 18
è la moneta da 2 lire del 1837 coniata da Carlo Ludovico di
Borbone, recante un bell’esempio del suo stemma, ma per il resto sono
giustamente gli stemmi lucchesi a farla da padroni. Dell’arma
repubblicana si parla alle pp. 22 (foto della doppia del Volto Santo del
1749), 32 (elencando le variazioni secondarie cui fu fatta oggetto nelle monete
del 1758), 34 (ove se ne vede un’interessantissima variante con un quarto
franco sinistro in cui la pantera lucchese fa da
“marzocco” ad uno scudetto comunale), 38-44, 49-61 e 68-75 (tutte
dedicate al dettaglio, anche a livello di illustrazioni, della doppia di San
Paolino): in queste ultime pagine, in particolare, meritano menzione gli
ingrandimenti dei conii di tale moneta, eseguiti da
un’importante azienda metallurgica lucchese nell’ambito d’un
apposito studio di tali manufatti mirato anche al loro restauro conservativo.
Tali ingrandimenti risultano della massima utilità all’araldista,
in quanto permettono l’esame ottimale dello stemma repubblicano, offrendo
all’occhio la finezza dell’incisione ed il godimento di ogni
dettaglio esecutivo: e ricordiamo che si tratta di uno stemma che doveva essere
racchiuso dentro una moneta di
Lo
stemma comunale, il celebre troncato d’argento e di rosso,
è invece visibile a p. 24, nella completa riproduzione di un disegno
d’epoca raffigurante più monete settecentesche, alcune delle quali
riportavano entrambi gli stemmi (repubblicano e comunale) sulle rispettive
facce.
La
completezza e la scientificità del lavoro si esaltano, a p. 25, nella
riproposizione della leggenda inerente al Volto Santo (miracolosa scultura
lignea del Cristo arrivata a Lucca nell’VIII
secolo dopo mirabolanti avventure), ed a p. 27 della storia di San Paolino, copatrono della città e suo presunto protovescovo; peccato che nessun araldista abbia aggiunto
un contributo sulla nostra scienza, il quale (se di livello adeguato alle altre
doti del libro) avrebbe certamente rivestito il massimo interesse.
Dopo la
rievocazione di altre medaglie incise dal Tonelli,
artista sempre attento al dato araldico (un piccolo ma stupendo scudo sagomato
in cartiglio replica l’arma della Repubblica di Lucca in una medaglia
di benemerenza coniata fino al 1779; un ancor più piccolo scudo a
targa contiene lo stemma del cardinale polacco Andreas
Zaluski, su una medaglia del 1759), il volume si
chiude con un ricco apparato bibliografico, preceduto da otto tavole che mostrano
i principali conii di cui si tratta nel testo, a
colori e ingranditi: il che permette di apprezzarne definitivamente le
rispettive belle qualità araldiche. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)