RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Stemmario Ikkon Andre Yamashita Il Keun Kimyong Kimmhae, ESHA, Salvatorangelo Spanu, Torino, 2006, a colori, pp. 303 (salspan@msn.com).

Nella sua consueta adesione ad elevati criteri di bellezza estetica l’editore Salvatorangelo Palmerio Spanu, presidente dell’E.S.H.A. (European Society of Heraldic Arts) ha stampato questo stemmario di Ikkon Andre Yamashita su carta della cartiera Fedrigoni con i caratteri bodoniani della fonderia I.T.C. di New York, non intendendo presentare con esso una panoramica completa dell’opera del giovane artista, ma offrendone solo una selezione “senza pretese di perfezione”, incoraggiato a ciò dall’amico Valter Caffaro.

Questo l’elenco degli stemmi che compaiono nel volume: Angelo Acerbi, Silvano Dall’Amico, Sergio Antoniuzzi, Carlo Arditi di Castelvetere, Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, Bianca Arrivabene Valenti Gonzaga, Otto d’Absburgo, Regina d’Absburgo, Sigismondo d’Asburgo Lorena, Jozséf Arpad d’Absburgo, Marco di Bartolo, Paolo Bellieni, Benedetto XVI, Mainardo Bernardelli de Leitenburg, Andrew Bertie, Maurizio Bettoja, Francesco Biasi, Alberto Bochicchio, von Albrech Boeselager, Paolo Francesco Boncompagni Ludovisi, Jacopo Boncompagni Ludovisi, Ferdinando di Borbone Due Sicilie, Carlo di Borbone Due Sicilie, Camilla di Borbone Due Sicilie, Casimiro di Borbone Due Sicilie, Carlo Ugo di Borbone Parma, Duarte di Braganza, Miguel di Braganza, Enrico Briante, Anthony Buttigieg de Piro, Ruggero Caccia Dominioni, Cesare Canalis, Carlo Canalis, Famiglia Cardi, Fabio Cassani Pironti, Gianluca Chiavari, Angelo Chiastellaro, Emilio Chiodo, Leonardo Cianino, Carlo Cito Filo Marino, Francesco Contestabile, C.U.V.V.E. Tre Venezie, Franco Cravarezza, Alessandro Cremonte Pastorello, Andrea Delitala, Caterina Murru Delitala, Roberto Delitala, Palmerio Delitala, Carmen Chelo Delitala, Ignace Moussa I Daoud, Fridrich Adolf von Dellingshausen, Liam Devlin, Stefano Ferrari, Filipe Folque Alberto de Mendòça, Pierre-Yves Fux, Andrew Martin Garvey, Enrico Genta Ternavasio, Giacomo Ghitti, Antonino Giaramita, Famiglia Giaramita Morganti, Vincenzo Maria Giovagnorio, Fabio Leonardo Matteo Giulini Savoie, Valentina Giulini Savoie, Maurizio Gonzaga di Vescovato, Carlo Gustavo di Gropello, Andrea di Gropello, Riccardo di Gropello, Bruno Bernard Heim, Jean Honoré, George Basil Hume, Baldassarre d’Incisa di Camerana, Pio Laghi, Andreas Laun, Rupert zu Löwenstein-Wertheim, John A. Mac Pherson, Tino Marchi, Renato Raffaele Martino, Luigi Martelli, Carlo Marullo di Condojanni, Elisabetta Ferreri Marullo di Condojanni, Giovanetta Mastino Passino-Serraluzzu, Diofebo Meli Lupi di Soragna, Ryoli Dominique Miyahara, Arturo Nesci di Sant’Agata, Fabrizio Nicolazzi, Brendan Michael O’Brien, Famiglia D’Ongran, Luiz de Orleans Braganza, Filippo Orsini, Famiglia Ottoboni, Carl E. Paar, Nicolò Palici di Suni della Planargia, Famiglia Patterson, Gabriel Peronnet, Aldo Pezzana Capranica del Grillo, Berthold von Pftten-Arnabashch, Salvatore Antonio Pirino Marrazzu, Manlio Ettore Pirino Marrazzu, Marcello Pollara Hopps, Francesco Maria Pompedda, Mattia Porta, Paul Prospero, Oskar di Prussia, Peter Rätzel, Regia Pia Congregazione di San Giorgio, Giuseppe Rizzani, Constantin zu Salm-Salm, Raniero Salvaggi, Vittorio Emanuele di Savoia, Marina di Savoia, Emanuele Filiberto di Savoia, Clotilde di Savoia, Deborah Savoie Giulini, Guy W.D. Selvester, Famiglia Serlupi, Famiglia Serlupi d’Ongran, Famiglia Serlupi Ottoboni, Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni, Antonio Benedetto Spada, Salvatorangelo Spanu e Homer di Munis, Ezio Alessandro Susella della Rocca, Claudio Truzzi, Riccardo Turrini Vita, Famiglia Turriziani Colonna, Fabrizio Turriziani Colonna, Famiglia degli Uberti, Famiglia Valentino-De Leo, Famiglia Vittucci Righini di Sant’Albino, Letizia Vittucci Righini di Sant’Albino, Martin Werlen, Francesco Zerbi, Famiglia Zerbi, Pino Zingale.

L’opera, dedicata a Bruno Bernard Heim, «mio indimenticabile maestro», tradotta in inglese da Andrew Martin Garvey, reca una esauriente prefazione di Maurizio Bettoja, che qui riportiamo: «Vive e lavora in Giappone uno dei più brillanti artisti araldici contemporanei, il cui nome Coreano di origine è Il-Keun Kim de Kimyong, ma che è più conosciuto col nome giapponese di Ikkon André Yamashita. Nonostante la distanza culturale ed araldica della Corea e del Giappone dall’Europa, Yamashita è completamente padrone dell’araldica Europea, che declina secondo lo stile di uno dei più grandi maestri del disegno araldico moderno: S.E. Rev.ma Mons. Bruno Bernard Heim, del quale Yamashita è stato amico ed allievo e del quale continua fedelmente lo stile, stile che ha dato un impulso nuovo e vitale all’Araldica Europea contemporanea. Mons. Heim si è interessato di questo allievo di antica origine Coreana e proveniente da un paese orientale così distante culturalmente, ma che è l’unico paese extraeuropeo ad avere un sistema araldico, quello dei mon, sebbene molto diverso da quello Europeo, facendogli conoscere l’araldica Europea e formandone il gusto araldico…

Il-Keun Kim de Kimjong, il cui nome legale Giapponese è Ikkon André Yamashita, nacque a Oita nel 1974. Yamashita ha compiuto i suoi studi alle scuole dei Gesuiti di Fukuoka, e a 13 anni si è convertito al Cattolicesimo, seguendo la sua vocazione per una vita religiosa.

Ha studiato diritto internazionale, diritto penale, e diritto canonico all’università di Sophia a Tokio. Fin da giovanissimo ha studiato e suonato il pianoforte, e ama le lunghe passeggiate in montagna. È membro vitalizio della Società Svizzera di Araldica. Yamashita, che non poteva accedere ai seminari Giapponesi a causa della discriminazione anticoreana, scrisse al Cardinale Jacques Martin (†1992), già Prefetto della Casa Pontifica, che lo invitò a Roma nel Natale del 1991. Il Cardinale Martin era un appassionato e studioso di araldica (è autore di Heraldry in the Vatican, 1987), ed amico di Mons. Bruno Bernard Heim, di cui possedeva molti dipinti araldici.

Furono questi ad incuriosire e stimolare il giovanissimo Yamashita, che non conosceva l’araldica Europea, ed in particolare le armi di alcuni vescovi Giapponesi, che fecero nascere il desiderio di approfondire la materia. Il primo testo che studiò fu l’edizione Giapponese di Das grosse buch der Wappenkunst di Walter Leonhard, che trovò in una libreria di seconda mano a Tokyo; provò a copiarne gli stemmi, e da lì crebbe la sua passione araldica.

Nel 1996 trovò l’indirizzo di Mons. Heim nell’Annuario Pontificio, e ricordando i dipinti presso il Card. Martin, decise di scrivergli. Mons. Heim gli rispose con grande bontà, invitandolo presso di lui in Svizzera: da quel viaggio nacque una affettuosa amicizia e ripetute visite, e soprattutto Mons. Heim fu maestro di araldica e di disegno araldico per il suo giovane allievo, esprimendo il desiderio, se possibile, che Yamashita seguisse il suo stile araldico.

A Yamashita Mons. Heim donò molti libri di araldica, e soprattutto i disegni su carta da ricalco a partire dagli anni ‘60, in particolare in occasione dell’ultima visita di Yamashita a Olten nel 2002, quando Mons. Heim volle che il suo allievo prendesse tutti i libri, disegni e i materiali di cui avesse bisogno dal suo archivio, dalla biblioteca, e dalle sue collezioni, poiché aveva destinato per testamento i suoi libri e le sue opere araldiche alla biblioteca della Società Araldica Svizzera, dove sono attualmente conservate.

Yamashita tornò in Giappone con ben sei valigie piene di disegni e dipinti, di libri di araldica e sugli ordini cavallereschi, oltre a molti e significativi oggetti donatigli da Mons. Heim, quali una delle sue croci pettorali, il piatto d’argento alle sue armi, altri pezzi d’argenteria, una gran parte dei suoi archivi compreso il breve Pontificio di nomina a Nunzio in Inghilterra, il suo passaporto Vaticano, persino la sua berretta, e tante altre cose.

Yamashita segue fedelmente lo “stile Heim”, forse con una maggiore sobrietà e, direi quasi, solennità rispetto al suo grande modello. Il riferimento, mediato da Mons. Heim, all’araldica medievale, riaffiora nell’essenzialità del segno, nell’essenzialità del tratto, nei colori piatti, ed in certo primitivismo dell’immagine.

Particolarmente belli e vivaci sono gli animali, e un senso scherzoso e ironico si rivela in alcune immagini, quali l’aquila che afferra col becco un mouse, ed altre. I dipinti hanno sempre, anche nella formalità della rappresentazione - una grande animazione, un senso vitale di movimento, qualità che, presente nell’opera di Mons. Heim, si è sviluppata anche nello stile del suo continuatore, che pur dipingendo e disegnando in questo stile assolutamente contemporaneo, affonda le sue radici nella migliore e più vitale tradizione araldica.

La ricerca di continuità con lo “stile Heim”, che si è del resto largamente diffuso tra gli artisti araldici, trova in Yamashita la sua migliore e più spontanea espressione, senza la legnosità e la mancanza di invenzione che talvolta si riscontra in altri disegnatori. I dipinti di Yamashita, oltre alla grande estetica ed alla sicura scioltezza del tratto, sono di grande precisione araldica, e dietro ogni disegno vi è una minuziosa ricerca araldica, che non porta ad un affastellamento di elementi, ma tende piuttosto all’essenzialità, al rendere l’arma iconica.

Yamashita è socio della European Society of Heraldic Arts, e la società ha voluto pubblicare questo volume dedicato alla sua opera, che vuole rappresentare una continuazione ideale del Liber Amicorum di Mons. Heim ed un omaggio a questo straordinario araldista.

Lo stemmario raggruppa molti nomi storici, nomi illustri e nomi meno conosciuti, e stemmi tanto antichissimi, sia liberamente assunti oggi: si tratta di una vera e propria marche d’armes contemporanea.

Naturalmente l’Ordine di Malta è largamente rappresentato, data l’appartenenza di Yamashita all’Ordine, a cominciare dal Sovrano Gran Maestro Frà Andrew Bertie, e continuando con le grandi cariche quali Frà Carlo Arditi di Castelvetere, col Grande Ospedaliere barone Boeselager, col Ricevitore del Comun Tesoro marchese Chiavari, con Frà Elie de Comminges, col Cardinale Laghi, cardinale Patrono dell’Ordine, con Frà Carl Paar, Gran Priore di Boemia, con Frà Giacomo della Torre del Tempio di Sanguinetto, e molti altri cavalieri. Oltre alle armi del regnante Sommo Pontefice Benedetto XVI nella versione tradizionale, le armi delle Case Sovrane sono ampiamente rappresentate: troviamo quelle del Capo della Casa Imperiale d’Austria-Ungheria Otto e Regina d’Asburgo, del Granduca Sigismondo di Toscana, dei Palatini d’Ungheria Joszef Arpad e Maria d’Asburgo, del Capo della Casa di Napoli Don Ferdinando di Borbone Due Sicilie, duca di Castro, con quelle del duca di Calabria Carlo e Camilla di Borbone Due Sicilie, del principe Casimiro di Borbone Due Sicilie, del Capo della Casa di Portogallo Dom Duarte di Braganza, dell’Infante Dom Miguel di Braganza, del Capo della Casa Imperiale del Brasile Dom Luis d’Orlèans Braganza, del Capo della Casa di Savoia Vittorio Emanuele di Savoia, di Bianca di Savoia-Aosta, del Gran Maestro del Johanniterorden Oskar di Prussia; molti anche i cardinali: il Card. Ignace Moussa I Daoud, Patriarca emerito di Antiochia dei Siri e Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, il Card. Hume, Arcivescovo di Westminster, il Card. Francesco Maria Pompedda, Gran Priore dell’Ordine Costantiniano, il Card. Martino, ed altri. Numerose le armi delle grandi casate Italiane ed europee: quelle di Don Maurizio Gonzaga del Vodice, di Don Paolo Boncompagni Ludovisi Altemps e di suo figlio, Don Alessandro Jacopo Boncompagni Ludovisi Altemps, di Don Diofebo Meli Lupi di Soragna, di Don Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni, di Don Carlo Cito Filomarino; di Rupert zu Lowenstein-Wertheim-Freudenburg e Rupert zu Lowenstein von Lowenstein-Scharffeneck, e inoltre di esponenti dell’aristocrazia e noti personaggi, quali Gustavo di Gropello, Aldo Pezzana Capranica del Grillo, Gran Cancelliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, Constantin von Bradenstein Zeppelin, la Famiglia Vittucci Righini di Sant’Albino, l’Ambasciatore Antonio Benedetto Spada, Collare Costantiniano, Gran Tesoriere dell’Ordine Costantiniano, ed altri. Inoltre i tanti stemmi di libera assunzione contemporanea sono la dimostrazione della costante vitalità dell’araldica, espressione di una naturale propensione a distinguersi ed alla durata, e che, come tutto ciò che è araldica, si proietta verso le future generazioni in continuità col passato: rappresentano l’inizio di una stirpe.

Ricordiamo la frase di un celebre generale e duca napoleonico, il quale, ad un aristocratico che, dopo avergli enumerato i suoi antenati, gli chiese conto dei suoi, rispose fieramente: “Moi, je suis un ancetre!”».

Certamente a Ikkon, come a tutti gli artisti da sempre, non si deve chiedere anche il rigore nell’attribuzione di corone o distinzioni nobiliari, che magari non trovano un avallo da parte di Uffici araldici di Stato delegati ancora oggi nel mondo a svolgere questo ruolo specifico.

Ecco perché, nel bel contesto di questa moderna raccolta di stemmi possono pacificamente comparire «stemmi di libera assunzione» come li chiama giustamente Bettoja, e titolature o corone che non rappresentano sempre un diritto posseduto e tutelato legalmente da parte della persona che ne fa uso come suo segno di distinzione personale. (mlp)

 

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