RECENSIONI
LIBRI
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Stemmario Ikkon Andre Yamashita
Il Keun Kimyong Kimmhae, ESHA, Salvatorangelo Spanu, Torino,
Nella sua consueta adesione ad elevati criteri di bellezza estetica
l’editore Salvatorangelo Palmerio Spanu, presidente dell’E.S.H.A.
(European Society of Heraldic Arts) ha stampato questo
stemmario di Ikkon Andre Yamashita su carta della cartiera Fedrigoni
con i caratteri bodoniani della fonderia I.T.C. di New York, non intendendo
presentare con esso una panoramica completa dell’opera del giovane
artista, ma offrendone solo una selezione “senza pretese di perfezione”,
incoraggiato a ciò dall’amico Valter Caffaro.
Questo l’elenco degli stemmi che compaiono nel volume: Angelo
Acerbi, Silvano Dall’Amico, Sergio Antoniuzzi,
Carlo Arditi di Castelvetere, Giberto
Arrivabene Valenti Gonzaga, Bianca Arrivabene Valenti Gonzaga, Otto d’Absburgo, Regina d’Absburgo,
Sigismondo d’Asburgo Lorena, Jozséf Arpad d’Absburgo, Marco di
Bartolo, Paolo Bellieni, Benedetto XVI, Mainardo Bernardelli de Leitenburg, Andrew
Bertie, Maurizio Bettoja,
Francesco Biasi, Alberto Bochicchio, von Albrech Boeselager, Paolo
Francesco Boncompagni Ludovisi, Jacopo Boncompagni Ludovisi, Ferdinando di Borbone Due Sicilie,
Carlo di Borbone Due Sicilie, Camilla di Borbone Due Sicilie, Casimiro di Borbone Due Sicilie,
Carlo Ugo di Borbone Parma, Duarte di Braganza, Miguel di Braganza,
Enrico Briante, Anthony Buttigieg
de Piro, Ruggero Caccia Dominioni,
Cesare Canalis, Carlo Canalis, Famiglia Cardi, Fabio Cassani
Pironti, Gianluca Chiavari, Angelo Chiastellaro, Emilio Chiodo, Leonardo Cianino,
Carlo Cito Filo Marino, Francesco Contestabile, C.U.V.V.E.
Tre Venezie, Franco Cravarezza,
Alessandro Cremonte Pastorello, Andrea Delitala, Caterina Murru Delitala, Roberto Delitala, Palmerio Delitala, Carmen Chelo Delitala, Ignace Moussa I Daoud, Fridrich Adolf von Dellingshausen, Liam Devlin, Stefano Ferrari, Filipe Folque Alberto de Mendòça,
Pierre-Yves Fux, Andrew
Martin Garvey, Enrico Genta
Ternavasio, Giacomo Ghitti,
Antonino Giaramita, Famiglia Giaramita
Morganti, Vincenzo Maria Giovagnorio,
Fabio Leonardo Matteo Giulini Savoie,
Valentina Giulini Savoie,
Maurizio Gonzaga di Vescovato, Carlo Gustavo di Gropello,
Andrea di Gropello, Riccardo di Gropello,
Bruno Bernard Heim, Jean Honoré, George Basil Hume, Baldassarre d’Incisa di Camerana, Pio Laghi, Andreas Laun, Rupert zu Löwenstein-Wertheim, John A. Mac
Pherson, Tino Marchi, Renato Raffaele Martino, Luigi
Martelli, Carlo Marullo di Condojanni,
Elisabetta Ferreri Marullo di Condojanni,
Giovanetta Mastino Passino-Serraluzzu, Diofebo Meli Lupi di Soragna, Ryoli Dominique Miyahara, Arturo
Nesci di Sant’Agata, Fabrizio Nicolazzi, Brendan Michael O’Brien,
Famiglia D’Ongran, Luiz
de Orleans Braganza, Filippo Orsini, Famiglia Ottoboni, Carl E. Paar,
Nicolò Palici di Suni
della Planargia, Famiglia Patterson,
Gabriel Peronnet, Aldo Pezzana
Capranica del Grillo, Berthold
von Pftten-Arnabashch, Salvatore Antonio Pirino Marrazzu, Manlio Ettore Pirino Marrazzu, Marcello Pollara Hopps, Francesco Maria Pompedda, Mattia Porta, Paul Prospero, Oskar di Prussia,
Peter Rätzel, Regia Pia Congregazione di San
Giorgio, Giuseppe Rizzani, Constantin
zu Salm-Salm, Raniero Salvaggi, Vittorio Emanuele di Savoia, Marina di Savoia,
Emanuele Filiberto di Savoia, Clotilde di Savoia, Deborah Savoie
Giulini, Guy W.D. Selvester, Famiglia Serlupi,
Famiglia Serlupi d’Ongran,
Famiglia Serlupi Ottoboni,
Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni, Antonio Benedetto Spada, Salvatorangelo Spanu e Homer di Munis, Ezio Alessandro Susella
della Rocca, Claudio Truzzi, Riccardo Turrini Vita, Famiglia Turriziani
Colonna, Fabrizio Turriziani Colonna, Famiglia degli
Uberti, Famiglia Valentino-De Leo, Famiglia Vittucci Righini di Sant’Albino, Letizia Vittucci Righini di Sant’Albino, Martin Werlen, Francesco Zerbi, Famiglia
Zerbi, Pino Zingale.
L’opera, dedicata a Bruno
Bernard Heim, «mio indimenticabile
maestro», tradotta in inglese da Andrew Martin Garvey,
reca una esauriente prefazione di Maurizio Bettoja, che qui riportiamo: «Vive e lavora in
Giappone uno dei più brillanti artisti araldici contemporanei, il cui
nome Coreano di origine è Il-Keun Kim de Kimyong, ma che è più conosciuto col nome
giapponese di Ikkon André Yamashita.
Nonostante la distanza culturale ed araldica della Corea e del Giappone
dall’Europa, Yamashita è completamente
padrone dell’araldica Europea, che declina secondo lo stile di uno dei
più grandi maestri del disegno araldico moderno: S.E. Rev.ma Mons. Bruno Bernard Heim,
del quale Yamashita è stato amico ed allievo e
del quale continua fedelmente lo stile, stile che ha dato un impulso nuovo e
vitale all’Araldica Europea contemporanea. Mons. Heim
si è interessato di questo allievo di antica origine Coreana e
proveniente da un paese orientale così distante culturalmente, ma che
è l’unico paese extraeuropeo ad avere un sistema araldico, quello
dei mon, sebbene molto diverso da quello Europeo, facendogli conoscere
l’araldica Europea e formandone il gusto araldico…
Il-Keun Kim de Kimjong,
il cui nome legale Giapponese è Ikkon
André Yamashita, nacque a Oita
nel 1974. Yamashita ha compiuto i suoi studi alle
scuole dei Gesuiti di Fukuoka, e a 13 anni si
è convertito al Cattolicesimo, seguendo la sua vocazione per una vita
religiosa.
Ha studiato diritto internazionale, diritto penale, e diritto
canonico all’università di Sophia a
Tokio. Fin da giovanissimo ha studiato e suonato il pianoforte, e ama le lunghe
passeggiate in montagna. È membro vitalizio della Società
Svizzera di Araldica. Yamashita, che non poteva
accedere ai seminari Giapponesi a causa della discriminazione anticoreana,
scrisse al Cardinale Jacques Martin (†1992),
già Prefetto della Casa Pontifica, che lo invitò a Roma nel
Natale del 1991. Il Cardinale Martin era un appassionato e studioso di araldica
(è autore di Heraldry in the Vatican, 1987), ed amico di Mons. Bruno Bernard Heim, di cui possedeva molti dipinti araldici.
Furono questi ad incuriosire e stimolare il giovanissimo Yamashita, che non conosceva l’araldica Europea, ed
in particolare le armi di alcuni vescovi Giapponesi, che fecero nascere il
desiderio di approfondire la materia. Il primo testo che studiò fu
l’edizione Giapponese di Das grosse buch der Wappenkunst
di Walter Leonhard, che trovò in una libreria
di seconda mano a Tokyo; provò a copiarne gli stemmi, e da lì
crebbe la sua passione araldica.
Nel 1996 trovò l’indirizzo di Mons. Heim nell’Annuario Pontificio, e ricordando i dipinti
presso il Card. Martin, decise di scrivergli. Mons. Heim
gli rispose con grande bontà, invitandolo presso di lui in Svizzera: da
quel viaggio nacque una affettuosa amicizia e ripetute visite, e soprattutto
Mons. Heim fu maestro di araldica e di disegno
araldico per il suo giovane allievo, esprimendo il desiderio, se possibile, che
Yamashita seguisse il suo stile araldico.
A Yamashita Mons. Heim
donò molti libri di araldica, e soprattutto i disegni su carta da ricalco
a partire dagli anni ‘60, in particolare in occasione dell’ultima
visita di Yamashita a Olten
nel 2002, quando Mons. Heim volle che il suo allievo
prendesse tutti i libri, disegni e i materiali di cui avesse bisogno dal suo
archivio, dalla biblioteca, e dalle sue collezioni, poiché aveva
destinato per testamento i suoi libri e le sue opere araldiche alla biblioteca
della Società Araldica Svizzera, dove sono attualmente conservate.
Yamashita tornò in Giappone con ben sei
valigie piene di disegni e dipinti, di libri di araldica e sugli ordini
cavallereschi, oltre a molti e significativi oggetti donatigli da Mons. Heim, quali una delle sue croci pettorali, il piatto
d’argento alle sue armi, altri pezzi d’argenteria, una gran parte
dei suoi archivi compreso il breve Pontificio di nomina a Nunzio in
Inghilterra, il suo passaporto Vaticano, persino la sua berretta, e tante altre
cose.
Yamashita segue fedelmente lo “stile Heim”, forse con una maggiore sobrietà e,
direi quasi, solennità rispetto al suo grande modello. Il riferimento,
mediato da Mons. Heim, all’araldica medievale,
riaffiora nell’essenzialità del segno,
nell’essenzialità del tratto, nei colori piatti, ed in certo
primitivismo dell’immagine.
Particolarmente belli e vivaci sono gli animali, e un senso
scherzoso e ironico si rivela in alcune immagini, quali l’aquila che
afferra col becco un mouse, ed altre.
I dipinti hanno sempre, anche nella formalità della rappresentazione -
una grande animazione, un senso vitale di movimento, qualità che, presente
nell’opera di Mons. Heim, si è
sviluppata anche nello stile del suo continuatore, che pur dipingendo e
disegnando in questo stile assolutamente contemporaneo, affonda le sue radici
nella migliore e più vitale tradizione araldica.
La ricerca di continuità con lo “stile Heim”, che si è del resto largamente diffuso
tra gli artisti araldici, trova in Yamashita la sua
migliore e più spontanea espressione, senza la legnosità e la
mancanza di invenzione che talvolta si riscontra in altri disegnatori. I
dipinti di Yamashita, oltre alla grande estetica ed
alla sicura scioltezza del tratto, sono di grande precisione araldica, e dietro
ogni disegno vi è una minuziosa ricerca araldica, che non porta ad un
affastellamento di elementi, ma tende piuttosto all’essenzialità,
al rendere l’arma iconica.
Yamashita è socio della European Society of Heraldic Arts, e la
società ha voluto pubblicare questo volume dedicato alla sua opera, che
vuole rappresentare una continuazione ideale del Liber Amicorum di
Mons. Heim ed un omaggio a questo straordinario
araldista.
Lo stemmario raggruppa molti nomi storici, nomi illustri e nomi
meno conosciuti, e stemmi tanto antichissimi, sia liberamente assunti oggi: si
tratta di una vera e propria marche
d’armes contemporanea.
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Naturalmente l’Ordine di Malta è largamente
rappresentato, data l’appartenenza di Yamashita
all’Ordine, a cominciare dal Sovrano Gran Maestro Frà
Andrew Bertie, e continuando con le grandi cariche
quali Frà Carlo Arditi di Castelvetere,
col Grande Ospedaliere barone Boeselager, col
Ricevitore del Comun Tesoro marchese Chiavari, con Frà
Elie de Comminges, col Cardinale Laghi, cardinale
Patrono dell’Ordine, con Frà Carl Paar, Gran Priore di Boemia, con Frà
Giacomo della Torre del Tempio di Sanguinetto, e
molti altri cavalieri. Oltre alle armi del regnante Sommo Pontefice Benedetto
XVI nella versione tradizionale, le armi delle Case Sovrane sono ampiamente
rappresentate: troviamo quelle del Capo della Casa Imperiale d’Austria-Ungheria Otto e Regina d’Asburgo, del
Granduca Sigismondo di Toscana, dei Palatini d’Ungheria Joszef Arpad e Maria
d’Asburgo, del Capo della Casa di Napoli Don Ferdinando di Borbone Due Sicilie, duca di Castro, con quelle del duca di Calabria
Carlo e Camilla di Borbone Due Sicilie, del principe
Casimiro di Borbone Due Sicilie, del Capo della Casa
di Portogallo Dom Duarte di
Braganza, dell’Infante Dom
Miguel di Braganza, del Capo della Casa Imperiale del
Brasile Dom Luis d’Orlèans
Braganza, del Capo della Casa di Savoia Vittorio
Emanuele di Savoia, di Bianca di Savoia-Aosta, del
Gran Maestro del Johanniterorden Oskar di Prussia;
molti anche i cardinali: il Card. Ignace Moussa I Daoud, Patriarca emerito
di Antiochia dei Siri e Prefetto della Congregazione
delle Chiese Orientali, il Card. Hume, Arcivescovo di Westminster, il Card.
Francesco Maria Pompedda, Gran Priore
dell’Ordine Costantiniano, il Card. Martino, ed altri. Numerose le armi
delle grandi casate Italiane ed europee: quelle di Don Maurizio Gonzaga del Vodice, di Don Paolo Boncompagni Ludovisi
Altemps e di suo figlio, Don Alessandro Jacopo
Boncompagni Ludovisi Altemps,
di Don Diofebo Meli Lupi di Soragna,
di Don Domenico Serlupi Crescenzi
Ottoboni, di Don Carlo Cito Filomarino;
di Rupert zu Lowenstein-Wertheim-Freudenburg
e Rupert zu Lowenstein von Lowenstein-Scharffeneck, e inoltre di esponenti
dell’aristocrazia e noti personaggi, quali Gustavo di Gropello,
Aldo Pezzana Capranica del
Grillo, Gran Cancelliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio,
Giberto Arrivabene Valenti Gonzaga, Constantin von Bradenstein
Zeppelin,
Ricordiamo la frase di un celebre generale e duca napoleonico, il
quale, ad un aristocratico che, dopo avergli enumerato i suoi antenati, gli
chiese conto dei suoi, rispose fieramente: “Moi,
je suis un ancetre!”».
Certamente a Ikkon, come a tutti gli
artisti da sempre, non si deve chiedere anche il rigore nell’attribuzione
di corone o distinzioni nobiliari, che magari non trovano un avallo da parte di
Uffici araldici di Stato delegati ancora oggi nel mondo a svolgere questo ruolo
specifico.
Ecco perché, nel bel contesto di questa moderna raccolta di
stemmi possono pacificamente comparire «stemmi di libera
assunzione» come li chiama giustamente Bettoja,
e titolature o corone che non rappresentano sempre un diritto posseduto e
tutelato legalmente da parte della persona che ne fa uso come suo segno di
distinzione personale. (mlp)