RECENSIONI
LIBRI
Raimondo Pinna, Atlante dei feudi in Sardegna. Il periodo spagnolo 1479-1700, Cagliari,
1999, Condaghes edit., Via
Sant’Eulalia 52, 09124 Cagliari (tel.
070.9960821 - http://www.condaghes.com), pp. 192, con 217 mappe in b-n e
23 a
colori.
Sulle
prime, il titolo di questo libro può far pensare a qualcosa di assai
più riduttivo del suo reale contenuto, giacché la sua struttura
portante è sostanzialmente costituita da un’accurata sequenza
cartografica: ed il fatto che, nel risvolto di copertina, esso si autodefinisca
un semplice “supporto per gli studi di settore, per la didattica” a
prima vista rafforza tale sensazione. Ma già soltanto sfogliandone
sveltamente le pagine, ci si avvede che esse sono il risultato di una dettagliata
ricerca storica la quale, pur trovando senz’altro la sua miglior evidenza
nella parte visiva, relega quest’ultima al semplice ruolo di punta dell’iceberg.
Di fatto
il contenuto del libro si potrebbe riassumere in poche righe: l’autore,
con un diligente lavoro di ricerca sui feudatari che furono presenti in
Sardegna negli oltre due secoli della dominazione spagnola sull’isola, ha
rilevato dai documenti coevi e da altre testimonianze i nomi, i periodi e le
estensioni dei singoli feudi; dopodiché ha organizzato questi dati in
tabelle, sia geografiche (ricavando, per ognuno degli attuali comuni della
Sardegna, l’elenco delle famiglie feudatarie durante il periodo preso in
esame), sia cronologico-onomastiche (ottenendo, nel
corso del tempo, la sequenza dei feudi posseduti da ognuna delle famiglie
rilevate).
Non
solo: avendo basato buona parte delle ricerche sui resoconti dei Parlamenti
che, istituzionalizzati dal 1355, venivano convocati periodicamente onde
costituire un punto d’incontro giuridico ed economico tra i feudatari e la Corona, ecco che le date in
cui si tennero tali assemblee sono divenute il naturale punto di riferimento
per la realizzazione di altrettante mappe del territorio isolano, sulle quali
l’autore (grazie ad un adeguato e scenografico uso del colore) ha avuto
modo di evidenziare in forma immediata e diretta la realtà feudale sarda
di quei singoli anni permettendo altresì, tramite la loro visione in
sequenza, di cogliere rapidamente le variazioni e le evoluzioni intercorse nel
tempo. Il cuore del volume è per l’appunto costituito dalle 23
mappe stampate in policromia nella parte centrale, una per ogni Parlamento: ed
anche al più distratto e superficiale degli osservatori non sfugge che
esse siano il più rilevante ed importante momento dell’intero
lavoro. Al di là del primo impatto visivo, tuttavia, certamente non
sfuggirà agli studiosi (e neanche ai semplici appassionati) tutto il lavorìo nascosto che l’autore s’è
sobbarcato per realizzare queste tabelle e queste mappe:
un’attività sommessa e tenace (come la natura dell’animo
sardo) necessaria per sfociare nella curata resa grafica di quel che, ora, noi
in pochi attimi possiamo agevolmente cogliere e dedurre da esse. Dobbiamo
gratificare con la nostra ammirazione quest’accuratezza esecutiva che
traspare da ogni riga del libro, la quale dà concreta dimostrazione di
quanto sia (potenzialmente) “facile” realizzare un lavoro egregio
per qualità ed utilità, a patto di disporre di sufficienti basi
documentali, di un adeguato modo di studiarle e rilevarle, e di un chiaro e
semplice modo di esporle. Crediamo di poter affermare che un’opera simile
ha pochi riscontri nel panorama editoriale non soltanto italiano (dove finora
il concetto di “atlante feudale” è stato di solito limitato
a mappe territorialmente limitate e sporadicamente realizzate nell’ambito
di opere di altro contenuto, per lo più genericamente
storico-geografico) ma anche straniero (come ad esempio accade dove la
tradizione nobiliare è ancora viva: valga per tutti il caso della
Scozia, ove nel 1975 si pubblicò una meravigliosa ma singola mappa che
evidenziava i territori di pertinenza dei singoli clan, accompagnata dai rispettivi stemmi. E l’assenza degli
stemmi delle famiglie menzionate in questo
Atlante è l’unico, benevolo appunto che la pignoleria
dell’araldista si sente di muovere). Scendendo a
dettagliare i contenuti del volume, va sottolineato che a p. 7 la presentazione
di Francesco Floris si rivela utile per inquadrare l’intero sistema
feudale della Sardegna; a p. 13, il capitolo “Come utilizzare
l’atlante” fa toccare con mano la concreta e positiva impostazione
operativa dell’autore, confermando che la modestia è sempre un
grande pregio e spesso la premessa di grandi risultati; a p. 16, sono utilissimi
per più motivi gli elenchi dei comuni sardi (ovviamente stilati sulla
divisione in quattro province, anteriore all’attuale riforma che le ha
raddoppiate) contenenti cenni su quali e quanti di essi siano nel tempo stati
fondati, fusi, scorporati o ridotti a frazioni; a p. 25 si dettagliano natura,
scopi, date, svolgimenti ed esiti dei singoli Parlamenti. Degne di nota sono
infine le cinque pagine finali di bibliografia, fitte di titoli che a loro
volta vanno a costituire un ulteriore ricco ausilio per il lettore. (Maurizio Carlo Alberto Gorra,
IAGI)
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