RECENSIONI
LIBRI
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Angelandrea Casale - Felice Marciano, La città nobile di Sarno e frà
Paolo de Raymo, Striano 2005, Centro studi
storici Histricanum,
Via Sarno Parco Verde 5, 80040 Striano (NA), pp. 63, con illustrazioni in b-n. s.i.p.
Servente d’armi e Commendatore del
Priorato di Capua dell’Ordine di Malta nel XVII secolo (alla luce di
documenti inediti):
come recita il sottotitolo, questa breve ma curata ricerca si prefigge
(com’è nello stile dell’Associazione
culturale che l’ha promossa e prodotta) di riportare alla luce un
tassello di storia e di cultura locale per così arricchire il più
vasto e mai concluso mosaico della Storia.
Questo
terzo volumetto della collana Parva Melitensia (dedicata a riscoprire e rivalutare le
vicende d’area campana connesse con quelle dell’Ordine di Malta) si
sofferma in particolare su Sarno, sulla sua nobiltà e su un suo
esponente vissuto nel XVII secolo: la prima metà del lavoro contiene un
essenziale cenno storico sulla cittadina, il quale introduce il discorso sulle
forme di gestione della cosa pubblica locale, poi su quello più
articolato circa la nobiltà campana ed il suo organizzarsi in Sedili. Da p. 19, con il capitolo sul
Sedile della nobiltà di Sarno, il testo entra nel cuore
dell’argomento trattato ed affronta (nell’ottica di fare da
“trampolino di lancio” di un più approfondito lavoro sulla
nobiltà sarnese, preannunciato in una nota a p. 4) la questione della storiografia
nobiliare locale: tema il cui svolgimento è stato reso complesso dal
fatto che una serie di sollevazioni popolari, susseguitesi dal 1567 al
Lo
spoglio degli atti sopravvissuti, integrati con apposite ricerche archivistiche
in fondi notarili, ha comunque permesso alla certosina pazienza degli autori di
stilare un elenco dei nobili che, fra XV e XVII secolo, risultano legati al
Sedile di Sarno, unico comune della zona nel quale risulta essere stato attivo
un tale organismo.
Fra le varie
famiglie lì elencate il testo, poi, da p. 25 si sofferma sulla
cronistoria dei de Raymo: gli autori, a partire da un
diploma del 1269 di re Carlo I d’Angiò e grazie a lapidi e
documenti, ne ricostruiscono la genealogia e ne riportano lo stemma (del quale
si danno due varianti, puntualmente testimoniate da altrettante immagini a p.
53), fino ad arrivare al Paolo su cui si incentra il lavoro, ed alla cui
vicenda umana e sociale è dedicata la seconda metà del fascicolo.
Dal processo di ammissione che il 29 maggio 1596 lo fece accedere
all’Ordine di Malta ove rimase (raggiungendo il grado di commendatore)
fino alla morte avvenuta 40 anni dopo, il testo ne
ricostruisce la storia illuminandoci nel contempo sugli accadimenti locali che
lo videro protagonista.
Una
ricca serie di menzioni testuali tratte da documenti d’archivio, sovente
inediti, completa l’interessante volume; nei 28 titoli citati in
bibliografia ci è grato trovare (a coronamento di una serie che parte da
fondi manoscritti inediti e da prestigiose pubblicazioni d’epoca) il
prezioso e completo volume sulla Storia
del Diritto nobiliare (primo della collana Enciclopedia delle famiglie storiche italiane) curato da Pier
Felice degli Uberti e Maria Loredana Pinotti con lo
staff dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)