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AA.VV., Libro
d’Oro della Nobiltà Italiana, Edizione XXIII, Volume XXVII,
2005-2009, Collegio Araldico (Istituto Araldico Romano), Roma, 2006, Voll. 2,
pp. 871 e pp. 900.
Quest’opera è l’unica
pubblicazione italiana che tratti della nobiltà con un’uscita
periodica quinquennale, venendo editata quasi ininterrottamente dal lontano
1910, col pregio unico di avere saputo raccogliere in così largo spazio
di tempo una tale mole di dati (anche privati) che è impensabile
riuscire a collazionare anche solo parzialmente in pochi anni. I criteri ai
quali si ispira la presente edizione sono sostanzialmente gli stessi adottati
nelle ultime a partire dall’edizione 1977-1980, come viene indicato
nell’avvertenza alle pp. III-IV. Va ricordato che non si deve confondere
questa benemerita pubblicazione periodica del Collegio Araldico con il Libro d’Oro
della Nobiltà Italiana conservato oggi presso l’Archivio Centrale
dello Stato; è noto infatti che dal 1° gennaio 1948 con
l’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana veniva a
cessare in Italia ogni possibilità di vedere riconosciuti titoli od
onori di carattere nobiliare, e da quel momento non era più possibile
effettuare aggiunte o annotazioni sul Libro d’Oro della Nobiltà
Italiana, nato nel 1896 quando videro la luce due importanti provvedimenti
legislativi in parte innovatori della materia nobiliare: il R.D. 2 luglio 1896
n. 313 che emanò un nuovo Ordinamento per
In base a detti Decreti vennero anzitutto
istituiti i Libri araldici in numero di
quattro e cioè: 1) Libro
d’oro della Nobiltà Italiana per l’ascrizione delle
famiglie italiane che avessero ottenuto concessione, rinnovazione e
riconoscimento di titoli nobiliari con l’indicazione del paese
d’origine e della dimora abituale, dei titoli con la loro provenienza e
trasmissibilità, lo stemma con i suoi ornamenti, le determinazioni reali
o governative circa l’avvenuta concessione, rinnovazione o riconoscimento
nonché la genealogia documentata; 2) Libro
Araldico dei titolati stranieri per l’iscrizione delle famiglie
straniere in possesso di titoli italiani; 3) Libro araldico della cittadinanza per l’iscrizione delle
famiglie che senza essere nobili avessero avuto riconosciuto uno stemma; 4) Libro araldico degli enti morali per
l’iscrizione degli enti (comuni, province, associazioni, ecc.) che
avessero ottenuto riconoscimento di stemmi, bandiere, titoli, sigilli e altre
distinzioni. Fu ribadita la prescrizione che non si dovevano, negli atti
ufficiali, attribuire titoli nobiliari a chi non risultasse iscritto nei Libri
araldici o Elenchi nobiliari regionali. È opportuno anche ricordare che
col R.D. 25 maggio 1905 n. 241 venne ordinata la formazione di un Elenco ufficiale delle Famiglie nobili e
titolate del Regno d’Italia (da continuarsi con supplementi
quinquennali) nel quale fondere i vari elenchi regionali previsti dalle
precedenti norme di legge, opportunamente corretti, aumentati e integrati.
L’elenco generale, previsto dal Decreto
del 1889, veniva così ad avere pratica esecuzione, mentre cessavano gli
elenchi regionali. L’Elenco
ufficiale della Nobiltà Italiana fu approvato con R.D. 3 luglio 1921
e stampato e messo in commercio l’anno successivo. In esso furono
contrassegnate con un asterisco le famiglie iscritte nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, cioè le
famiglie in possesso di un Decreto (Reale o Ministeriale) di concessione,
rinnovazione, autorizzazione, riconoscimento. Da come si può vedere la
pubblicazione del Collegio Araldico in un certo modo vuole imitare sia il Libro
d’Oro della Nobiltà Italia e sia gli Elenchi Nobiliari.
Veniamo ora appunto al Libro d’Oro,
quello pubblicato dal Collegio Araldico, ove troviamo inseriti dopo
l’avvertenza e le principali abbreviazioni Benedetto XVI, i componenti
del Sacro Collegio;
La prima parte, la più corposa,
è composta innanzitutto dall’elenco di alcune famiglie - come
è detto nell’avvertenza - che avevano ottenuto durante il Regno
d’Italia un provvedimento di giustizia o di grazia ed erano inscritte nel
Libro d’Oro della Consulta Araldica del Regno d’Italia, oggi
depositato presso l’Archivio Centrale dello Stato; esse vengono indicate
nella pubblicazione con un asterisco,
e sono: *Abignente, *Accolti Gil, *Accusani, *Acqua, *Adilardi, *Adilardi
(Adilardi d’Aquino), *Adorni Braccesi, *Adorni Braccesi (Adorni Braccesi
Chiassi), *Adragna, *Afan de Rivera-Costaguti, *Afflitto (d’), *Agliardi,
*Agostini-Fantini-Venerosi-Della Seta, *Ajroldi di Robbiate, *Albergotti Siri
Forteguerri, *Alberti, *Albertini, *Albertis (d’), *Albertis (d’)
(Mazzetti d’Albertis), *Aldrighetti, *Alessandri (degli), *Aletti
Alemagna, *Aliotti, *Alli (Agli) Maccarani, *Alliata, *Aloisi de Larderel,
*Aloisi-Masella, *Aluffi (Aluffi Pentini), *Alvarez de Toledo, *Amari, *Amato
(d’), *Amelio (d’), *Amero d’Aste Stella, *Amico (d’),
*Amman, *Ancillotto, *Andreis, *Andreoli, *Anguissola-Scotti, *Anna (d’),
*Ansidei (Ansidei di Catrano), *Antamoro, *Antinori, *Antonelli, *Antonellis
(de), *Antonielli, *Aquino (d’), *Arborio Mella, *Arcayne (De), *Arcelli
Fontana, *Archinto, *Ardissone, *Arditi (Arditi di Castelvetere), *Arezzo,
*Arlotta (Arlotta Tarino), *Arrivabene-Valenti-Gonzaga, *Asarta (de), *Asinari
Rossillon (Asinari Rossillon di Bernezzo), *Assereto, *Aste Brandolini
(dall’), *Attolico, *Avalos (d’), *Avati, *Averoldi, *Avogadro
(Avogadro di Vercelli), *Ayala Valva (d’), *Azzoni Avogadro (degli) o
Avogaro, *Azzoni Avogadro (degli) o Avogaro, *Bacci (Bacci di Capaci),
*Badoglio, *Bagatti Valsecchi, *Baglioni, *Bagozzi Clerici (Clerici Bagozzi),
*Baistrocchi, *Bajola Parisani, *Balbo (Balbo di Vinadio), *Balbo Bertone (Balbo
Bertone di Sambuy), *Baldasano Montanari Bianchini, *Baldesseroni, *Balestra
(Balestra di Mottola), *Balladore-Pallieri, *Balsamo, *Balsano, *Balzani,
*Balzo (del) (de Baux), *Barbasetti, *Barbavara (Barbavara di Gravellona),
*Barberini, *Barbiano di Belgiojoso, *Barbò, *Barboglio, *Barbolani,
*Barel, *Bargagli, *Barone, *Barozzi, *Barracco, *Bartolini Salimbeni Vivaj,
*Barzellotti, *Basile, *Bassi, *Battaglia, *Battibocca, *Bavastrelli, *Becich,
*Beer, *Belgrano, *Bellavitis, *Belli, *Bellini, *Bellis (de), *Benedetti (de),
*Beneventano, *Bennicelli, *Benvenuti (Benvenuti Arborio di Gattinara),
*Berardi, *Beraudo, *Beretta, *Beria, *Berlingieri, *Berlinguer, *Bertini
Frassoni, *Besana, *Besozzi-Valentini, *Bettini (Bettini-Prosperi), *Bettoni
Cazzago, *Bevilacqua, *Bevilacqua Ariosti, *Bianchi (Bianchi di Castelbianco
della Torre), *Bianchi (Bianchi di Lavagna), *Bianchi d’Espinosa,
*Bianchi Mina Sizzo De Noris, *Bianchini (e Bianchini Mortani), *Biandrà
Trecchi, *Bichi Ruspoli Forteguerri Pannilini, *Biondelli, *Biondi-Morra,
*Biscaretti, *Blanchi (Blanchi di Roascio), *Blasio (de), *Bocca, *Bodo (Bodo
di Albaretto), *Boetti, *Bombini Orlandi, *Bombrini, *Bonaccorsi, *Bonacossi,
*Bonaldi, *Boncompagni Ludovisi, *Bondioli Codeferini de Riva Osio, *Bonmartini,
*Bono (del), *Bonzi, *Borbone, *Borbone d’Orleans (de Orleans-Borbon),
*Borea (Borea d’Olmo), *Borgazzi, *Borghese, *Borghini (Borghini
Baldovinetti de Bacci Venuti), *Borromeo, *Boscarelli, *Boscogrande, *Boselli,
*Boselli, *Bosis (de), *Bossi Fedrigotti, *Bosurgi, *Bourbon del Monte,
*Bourbon di Petrella, *Bracci, *Bracci Testasecca, *Bracci Vatielli (Bracci
Vatielli Mignardi), *Bragadin, *Bragadin, *Braghò, *Brambilla, *Branca
(Branca di Romanico), *Brancadori, *Brancia (Brancia di Apricena), *Brancoli
Busdraghi, *Brandolini d’Adda, *Brigante Colonna Angelini, *Brini,
*Brioschi, *Brunelli-Bonetti, *Brunner-Muratti, *Bruno, *Bruno (Bruno di
Belmonte), *Bruzzo, *Buccino (Buccino Grimaldi), *Buffa, *Buffa, *Buffa (Buffa
di Perrero), *Bufferli, *Buglione, *Bulgarini d’Elci, *Burgos (Burgos di
Pomaretto), *Buttafava, *Buzzaccarini de Vetulis (de), *Buzzi Langhi, *Caccia
Dominioni, *Cacciaguerra Ranghieri, *Caccialupi Olivieri Parteguelfa, *Cadorna,
*Caffarelli, *Caffo, *Cagiano de Azevedo, *Cajrati Crivelli Mesmer
(Cajrati-Crivelli-Mesmer-Nobili), *Calefati, *Calvi, *Calvi Parisetti (Calvi di
Coenzo Parisetti degli Omozzoli), *Camerana, *Campello, *Campo, *Camposampiero,
*Camuccini, *Canal, *Canevaro, *Canossa (di), *Cansacchi, *Cantoni Marca,
*Capasso, *Capece Minutolo, *Capei, *Capelletti (Capelletti di S. Maria del
Ponte), *Capello, *Capitani d’Arzago (de), *Capitani da Vimercate (de),
*Capomazza, *Caporiacco (di), *Cappello, *Capponi, *Capra, *Capranica del
Grillo (Capranica del Grillo Scarlatti), *Caproni, *Cara Romeo, *Caracciolo,
*Caracciolo-Pisquizi, *Caracciolo-Rossi, *Carafa, *Caramelli (Caramelli di
Clavesana), *Caravadossi, *Caravita, *Carignani, *Carissimo, *Carletti
(Carletti Orsini), *Carli (de), *Carolis di Prossedi (de), *Carpegna (di) (Carpegna
Gabrielli), *Carpegna (di) Falconieri-Gabrielli, *Carpegna (di) Gabrielli
Varini, *Carrara-Cagni, *Carrassi (Carassi) (Carrassi del Villar), *Carratelli,
*Carrega, *Carrelli, *Carrelli-Palombi, *Carretto (del), *Carretto (del) (Del
Carretto di Saluzzo), *Carrobio, *Casali, *Casalini (già *Zileri dal
Verme), *Casana, *Cascina (da), *Cassis, *Cassoli, *Castelbarco, *Castellani di
Sermeti, *Castiglione, *Castriota Scanderbeg, *Catalano Gonzaga, *Cataliotti,
*Catemario, *Cattaneo (Cattaneo della Volta), *Cattaneo Adorno (Cattaneo Adorno
Giustiniani), *Cattaneo Adorno (e Cattaneo Adorno Giustiniani), *Cattaneo della
Volta (Cattaneo della Volta di Belforte), *Cauda, *Caumont Caimi, *Cavagna,
*Cavalcabò (Cavalcabò-Misuracchi-Fratta), *Cavalletti De Rossi
(De Tubero), *Cavalli, *Cavallo, *Cavarzerani, *Cavina, *Cavriani,
*Cazzaniga-Donesmondi, *Ceccaroni Cambi Voglia, *Celentani, *Cellario-Serventi,
*Cenci-Bolognetti, *Ceni, *Centurione-Scotto, *Ceriana-Mayneri,
*Ceriani-Sebregondi, *Cerrina-Feroni, *Cerruti, *Cesarini-Sforza, *Chiaramonte
Bordonaro, *Chiarandà, *Chiari, *Chiavari, *Chiericati Salvioni, *Chiesa
(Della), *Chiesa (della), *Chigi Albani Della Rovere, *Ciani Bassetti,
*Ciarcià, *Cibrario, *Cicconetti, *Cicogna, *Cicogna Mozzoni, *Cisa Asinari,
*Cisotti, *Citerni, *Cito-Filomarino, *Citterio, *Clavarino, *Clerici,
*Clerici, *Cocozza, *Coda Nunziante, *Colbertaldo (di), *Coletti, *Collalto
(di), *Collarini, *Colleoni, *Colloredo Mels, *Colonna, *Colonna Preti,
*Compans De Brichanteau Challant, *Conati (Conati Barbaro), *Concina (de),
*Concini, *Conforti, *Contucci, *Coppola Picazio, *Cordero, *Cordero (Cordero
di Montezemolo), *Cordero Lanza (Cordero Lanza di Montezemolo), *Cornaggia
Medici, *Cornaggia Medici Castiglioni, *Corner, *Corporandi, *Corradi, *Corsi,
*Corsini, *Corti, *Costa Sanseverino, *Costantini, *Costantini, *Courten (de),
*Covi, *Cozza, *Crespi, *Crispolti, *Cristofaro (de), *Croce (della) Gaspari,
*Crosa (Crosa di Vergagni), *Cugia (Cugia di Sant’Orsola), *Cultrera,
*Curlo, *Curti Gialdino, *Cusani, *Cusani, *Damiani, *Datti, *Davico, *De
Ferrari, *de Nardis (de Nardis di Prata), *de’ Micheli, *Dentice (Dentice
di Frasso), *Dentice di Accadia, *Dettori, *di Pauli (di Pauli von Treuheim),
*Diana, *Diaz, *Dolfin, *Donà dalle Rose, *Donna, *Dosi, *Drago (del),
*Dufour Berte, *Dugnani, *Dupré, *Durand (Durand de
Una simile massa di dati e sicuramente
l’impossibilità di farsi consegnare tutta la documentazione da
verificare impedisce un controllo approfondito delle affermazioni dei vari
autori rendendo possibili errori di contenuto scientifico, uno per tutti il
caso a p. 722 (Vol. I) riguardante la famiglia Grillo, dove compaiono
giustamente elencate le discendenti del ramo risultante sul Libro d’Oro,
ma figura anche come capo della famiglia il rappresentante di un ramo che non
ottenne mai l’iscrizione nel Libro d’Oro della Nobiltà
Italiana ed addirittura al cognome Grillo con l’asterisco viene aggiunto
fra parentesi il cognome Grillo di Ricaldone, come se il ramo riconosciuto
durante il Regno d’Italia avesse oggi aggiunto un nuovo cognome. Mentre
rileviamo la perfetta collocazione (secondo i criteri di questa pubblicazione)
di rami non riconosciuti durante il Regno d’Italia e giustamente
contrassegnati dal piccolo cerchio,
come ad esempio Beer Boimond a p. 142 (Vol. I) e Conforti a p. 433 (Vol. I), mi
lascia invece alquanto perplesso il caso Cito Filomarino indicato con l’asterisco,
dato che questa famiglia risulta sull’Elenco Ufficiale della
Nobiltà Italiana (1933) con i titoli di: Principe di Rocca
d’Aspro, Principe di Mesagna, Duca di Perdifumo, Marchese di Torrecuso e
Torrepalazzo, Marchese di San Chirico, Marchese di Capurso, Marchese di Ceglie,
Conte di Castello, Patrizio Napolitano, Pred.
di Palo, Don., mentre sull’attuale pubblicazione vengono aggiunti
anche i titoli di: Principe sul cognome, Principe di Bitetto (titolo passato ad
altro ramo ora estinto), Patrizio di Benevento, Patrizio di Lucera, Nobile di
Rossano, titoli che chiaramente non furono riconosciuti durante il Regno
d’Italia, e che pertanto si riferiscono a qualcosa di più recente.
Perchè dunque, visto che tale titolatura non è spiegata nella
parte storica, non si è preferito aggiungere anche in questo caso il
piccolo cerchio?
Ora veniamo ad alcune famiglie elencate su
questa edizione nella prima parte, ma che non ottennero atto formale di
riconoscimento ed erano inserite negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del 1921,
1933 e supplemento 1936; esse sono: Abbondi (de o degli), Adilardi, Agliardi,
Agnello, Albani, Albertengo, Aldobrandini, Altemps, Amat, Amico, Anguissola,
Anselmi (Anselmi-Medici), Antici Mattei di Giove, Arese Lucini, Arnaldi, Aubert
(d’), Aventi, Baldelli Boni, Baldeschi, Baldeschi Eugenj Oddi, Banchieri,
Bartolini Salimbeni, Bartolomasi, Bassano, Bellegarde (de), Bentivoglio,
Bernini (de), Bezzi, Bianchini, Bianco, Biglione, Biondi, Bonarelli, Borsari,
Boschi, Boselli, Brancadoro, Brayda (de), Breganze, Brembati, Brentano
(Brentano-Gnosso), Brizio-Falletti, Brondelli, Cabassi, Caffarelli, Caissotti
(Caissotti di Chiusano), Calcagnini Estense, Caleffi, Calvi (Calvi di Coenzo),
Canal, Canali De Rossi, Caratti (e Caratti di Valfrei), Cardelli, Carmignani,
Caselli, Castracane (Castracani), Castracane degli Antelminelli, Cattania,
Cazzago, Cerretti Fogliani della Torricella Denaglia, Cervini del Vivo, Cesaris
(de), Chiappini, Chiaramonti, Cigala Fulgosi, Cigolotti, Cipelli, Cipriani,
Clementi, Colizzi, Colli, Compagnoni-Marefoschi, Compostella, Conti,
Conti-Sinibaldi, Coppola, Corniani, Costanzia (Costanzia di Costigliole),
Cosulich, Cozza (Cozza Caposavi), Crescentini, Crivelli Visconti, Croce
(Della), Curini Galletti, Custoza, de Francisco (di Francesco), della Valle
(Monticelli-Mirti), Denti, Dialti, Diana, Donà dalle Rose, Dondi
dall’Orologio, Dosi (Dosi Delfini), Emiliani (Emiliani da Fallerona),
Erasmi, Falghera, Fanelli, Fazzari, Ferrari, Fioruzzi, Folchi e *Folchi Vici,
Forges Davanzati, Forni, Frangipane, Frezza, Fronticelli Baldelli, Gaifami,
Galamini, Galli, Gemmis (de), Geronimo (de o di), Giffone, Ginanni Fantuzzi,
Giunipero, Giusti, Giustiniani, Gnoli, Gondolo, Gorno (Gorno Tempini), Grixoni,
Grondona, Grondona, Gropplero di Troppenburg, Guardati, Guarnaschelli,
Guerrieri-Gonzaga, Guggenberg, Guglielmi, Guglieri (Gulieri), Guidetti, Guidi,
Guiso, Guiso (Guiso Gallisay), Gurgo, Honorati, Lalatta, Lalatta Costerbosa,
Lama (De), Landi, Lante della Rovere (Lante Montefeltro Della Rovere), Leali, Loli
Piccolomini, Lolli di Lusignano, Lombardi (Lombardo), Lotteringhi della Stufa,
Lovatelli, Luda, Luzzago, Macioti, Magistris (de), Magistris (de), Malingri,
Manassero, Manfredini, Manodori, Manzano (di), Marchi, Marini, Mariotti,
Martini Ballaira (Martini di Cigala), Martino (de) di Montegiordano, Marzani,
Massini, Mattoli Modestini (Modestini Mattoli), Mauruzj, Melchiori Ranghiasci,
Meloni, Menafoglio, Menchi, Milesi Ferretti, Mischi, Mocenni, Mochi, Mochi
(Mochi Onory), Mochi Onory di Saluzzo, Mochi-Zamperoli, Mola (Mola di
Nomaglio), Molza, Monroy, Montesi Righetti, Mori Ubaldini degli Alberti della
Marmora, Morpurgo (de), Mozzoni, Nardi-Dei, Nazzari, Negro (di) (Di Negro),
Negroni, Niccolai Gamba, Nieddu, Nobili (de), Oddi Baglioni, Odescalchi, Omati,
Onofrj, Orgnani, Orlandini (Orlandini del Beccuto), Ott, Paglicci-Brozzi,
Palazzi, Palazzi (Palazzi Trivelli), Palazzuoli Bevilacqua (Palazzuoli
Bevilacqua di Colle Alli (o Agli) Maccarani), Pallavicino-Pallavicini, Palmieri
(Palmieri-Nuti), Pandolfelli, Pasqualino (Pasqualino di Marineo), Passerin,
Patrizi (Patrizi Naro Montoro), Patroni Griffi, Pellegrini, Pergoli Campanelli,
Pericoli, Petrobelli, Pezzana Capranica del Grillo, Pianetti, Pilo, Piós
(Piozzo di Rosignano), Piras, Pirelli, Pisani Massamormile, Poggio (di),
Pongelli, Porcari, Porto (da) (da Porto Barbaran), Prignano, Pucci Da Filicaja,
Quarelli, Radicati, Raffaelli, Rege (de) Thesauro), Rem-Picci, Revertera,
Reviglio, Ricardi di Netro, Ricci Paracciani, Riva dei Conti Sanseverino,
Romani-Adami, Rosa-Prati (dalla), Rospigliosi, Rossetti (Rossetti di Scander),
Ruffini, Ruggi d’Aragona, Ruschi, Rutiloni, Sabatucci, Sabatucci
Frisciotti Stendardi, Saladini, San Bonifacio o Sambonifacio (di), San Martino,
Sandi, Santucci, Santyan y Velasco, Sarteschi, Sassetti, Savini, Savorelli Muti
Papazzurri, Scanagatta, Scandurra (Scandurra di Epiro), Secreti, Serlupi
Crescenzi, Severo Vernice, Sforza, Sifola, Simoni, Sinatra, Sobrero, Sordi,
Spech, Speciale, Stagno, Stelluti (Stelluti Cesi), Stoppani, Sturani, Tacchi,
Tarony (Tarony Saisi de Chateauneuf), Taviano, Theodoli (Theodoli Braschi),
Thiene (di), Tirelli, Tornielli di Crestvolant, Tracagni, Traxler, Tresca
Carducci, Trevisani, Trionfi-Honorati, Tucci, Turinetti (Turinetti di Priero),
Turletti (Turletti Tola), Uboldi de Capei, Ugurgieri Della Berardenga, Ulivieri
Stiozzi Ridolfi, Vailati, Valentini (Valentini Malavolti), Valvasone (di),
Vaquer. Vassallo, Vecchietti Poltri, Venturi Ginori Lisci, Vimercati
Sanseverino, Vitolini (Vitolini Naldini Del Riccio), Vittori Venenti, Volpe
Landi, Zappalà Asmundo, Ziller (de), Zonca (dalla o della),
Zucchini-Solimei, Zucconi (Zucconi Galli Fonseca). Dobbiamo far presente che
queste famiglie che vengono equiparate in un certo senso a quelle riconosciute
durante il Regno d’Italia, dopo così tanti anni, non avendo avuto
la possibilità di promuovere il riconoscimento dei loro titoli, oggi non
risulterebbero più inserite negli Elenchi Nobiliari essendone state
cancellate per non avere fornito nei tempi la documentazione richiesta.
È bene ricordare che quando un ramo di una famiglia compresa negli
Elenchi chiedeva il Decreto di riconoscimento, molte volte succedeva che il
titolo o la trasmissibilità fossero riconosciuti in modo differente da
quello attribuito dalle Commissioni Regionali o dai successivi Elenchi, o
addirittura non venissero riconosciuti tutti i titoli o parte di essi, cosa che
non può rendere oggi completamente attendibili le titolature e le
successioni di queste famiglie congelate alla situazione degli Elenchi, che in
tali casi rappresentava solo il primo passo verso un riconoscimento legale.
Anche in questa parte voglio segnalare - fra altri casi - una catalogazione
imprecisa, quella riferita alla famiglia dei miei cari amici De Lama a pp.
794-795 (Vol. I), anche se la serietà scientifica del Dr. Giuseppe
è indiscussa in queste materie! Ebbene compaiono i due rami della
famiglia originati da Agostino (1790-1851) e Lodovico (1801); solo il ramo
secondogenito di Lodovico era negli Elenchi, mentre il ramo di Agostino non vi
figurò mai, quindi secondo i criteri adottati dalla pubblicazione al
ramo di Agostino si dovrebbe mettere un cerchietto davanti al cognome.
C’è poi il caso Caratti (e Caratti di Valfrei), la cui famiglia
non è presente negli Elenchi Nobiliari, e per questa ragione dovrebbe
portare una particolare connotazione certamente più vicina alle famiglie
indicate con un piccolo cerchio; la stessa cosa si può dire per la
famiglia Pezzana Capranica del Grillo che non era iscritta (Pezzana) negli
Elenchi Nobiliari, ma che non porta alcuna segnalazione indicante ciò.
Nella prima parte troviamo pure alcune
famiglie contrassegnate con un piccolo cerchio in quanto ottennero un atto
sovrano dei Sommi Pontefici successivo al 1870, o una concessione nobiliare
emessa dalla Repubblica di San Marino successivamente al 1861, provvedimenti
per i quali non è intervenuta prima del 1° gennaio 1948
l’autorizzazione all’uso in Italia. Allo stesso modo - in base ai
criteri adottati dal libro - vengono inserite anche famiglie che hanno ottenuto
“provvedimenti” di
carattere privato che non sarebbero stati riconoscibili durante il Regno
d’Italia in base alle leggi nobiliari allora in vigore e che restarono
congelate al momento della caduta di quel regno, come i “provvedimenti” di grazia da parte dell’ultimo
sovrano italiano Umberto II durante l’esilio, o i così detti “provvedimenti di giustizia”
emessi dell’associazione Corpo della Nobiltà Italiana, o ancora
famiglie la cui nobiltà sia stata riconosciuta oggi dal Sovrano Militare
Ordine di Malta per la ricezione nelle categorie di cavalieri che richiedono
prove nobiliari, le quali tuttavia sono generalmente diverse dalle norme che
erano riferite all’Ordine di Malta durante la legislazione nobiliare
italiana; a questo proposito dobbiamo ricordare che l’ammissione nel
Sovrano Militare Ordine di Malta può avvenire anche per sanatoria del
quarto principale se S.A.Em.ma il Gran Maestro ritiene degna la persona di
essere ricevuta in una categoria nobiliare, oppure possono essere avvenute anche
specifiche falsificazioni documentali (argomento la cui trattazione merita
certo uno spazio ben più ampio di questo!) che hanno consentito la
ricezione in una categoria nobiliare da parte di un candidato che non ne aveva
diritto, e in questo caso ho rilevato che il SMOM ha preferito non prendere
provvedimenti in merito, permettendo a queste persone di continuare la loro
militanza nell’Ordine. Certamente si potrebbe sostenere (a titolo
privato) che se il Gran Maestro dell’Ordine riceve una persona non nobile
in una categoria nobiliare questa ipso
facto diviene nobile per una così detta nobilitazione melitense, ma che certo non potrà mai essere
considerata una nobiltà italiana. Le famiglie inserite con il piccolo
cerchio sono: °Abbiate, °Adilardi (ramo di Nicotera), °Agostino
(d’), °Albani, °Alberici, °Alfano, °Alicò,
°Alverà, °Amatori, °Amore (d’), °Amore (d’)
Angiono di Gualdicciolo, °Ameglio (d’), °Andò, °Angelozzi
Gariboldi, °Antoglietta (dell’), °Arcelli, °Araldi,
°Ardissone, °Arezzi, °Armanni (Armani), °Beer Boimond,
°Bergman (Bergman Acquaviva d’Aragona), °Bianchi Bonomi,
°Bini Smaghi Bellarmini, °Bonelli, °Bonfante, °Bonis (de),
°Bontemps, °Bordonali, °Borin, °Borio di Tigliole,
°Boscarelli, °Brach del Prever, °Brachetti-Peretti,
°Brancaccio, °Brinatti, °Broccoli, °Bruno di Clarafond,
°Bucci-Casari degli Atti, °Cafiero, °Campailla, °Carli (de),
°Cassano di Altamura, °Catemario, °Cavina, °Cazzola Hofmann di
San Michele, °Cerretani-Bandinelli-Paparoni, °Cesaris (de),
°Cesbron (de) de
Trovano spazio in appendice con i criteri
sopra indicati: *Antinori, *Egen (von), *Mamming, *Targiani (Hermann), Noto.
Venendo ora a trattare la seconda parte
notiamo che vi hanno posto famiglie la cui complessità di situazioni
è così varia da non permetterci di esprimere alcun tipo di
giudizio univoco; esse sono: Andò, Apollonj Ghetti, Balboni, Balla,
Bernabò, Bianchi Ninni, Bilotti, Braschi, Campolongo, Canova, Carocci
Buzi, Cassano, Catalino, Cefaly-Pandolphi, Ceroni Compadretti, Cordopatri,
Cristofani, Delle Piane, Donn, Filippis di Lenola (de), Gallina, Gattamelata,
Ghedini, Giovanni (di o de’), Grossi, Jelo, Lazzarino De Lorenzo, Lembo,
Liccardi, Lolli Ghetti, Majolino, Majo Orsini (Majorsini o de Majo Orsini),
Marco (de), Marco (de), Marini Dettina, Mascitelli, Massara, Mazzoncini, Modica
de Mohac, Mondani Bortolan, Moricca, Olivari de
Nella vastità delle tante notizie che
abbiamo trovato sfogliando la pubblicazione, dobbiamo rilevare alcune
imprecisioni sicuramente sfuggite all’editore, non solo legate ad errori
di data o stato civile, ma che potrebbero conferire una connotazione negativa
alla serietà di intenti di quest’opera, come ad esempio a p. 275
(Vol. II) l’indicazione di una gran croce dell’Ordine di Nostra
Signora di Villaviciosa mai concessa dal riconosciuto Capo della Real Casa di
Portogallo, o - peggio ancora - la presenza di alcuni Ordini non legittimi o la
segnalazione di una concessione di re Nicola del Montenegro, la validità
dei cui titoli è stata motivo di discussione durante il Regno
d’Italia.
Finalmente in questa ultima edizione non vedo
più comparire quelle assurde interpretazioni (che inducevano tanto il
sospetto di un fraintendimento a scopi autoesaltativi) da parte di due famiglie
(prima parte) che volevano attribuire un diretto riconoscimento
“nobiliare” del re di Spagna e della regina di Gran Bretagna a
semplici provvedimenti araldici spagnoli e scozzesi; mentre sono rimasti alcuni
titoli nobiliari stranieri mai riconosciuti in quei Paesi. È da tenere
presente che solo le famiglie inscritte nel Libro d’Oro avevano lo stemma
riconosciuto ufficialmente, perchè esso veniva miniato e descritto nel
provvedimento, reale o ministeriale, che dava loro diritto alla iscrizione, e
possiamo poi aggiungere anche quelle famiglie che ottennero il riconoscimento
dello stemma di cittadinanza (che, come sappiamo, non riveste carattere nobiliare).
In Italia la maggioranza delle famiglie inserite negli Elenchi non aveva lo
stemma riconosciuto, ed oggi è impossibile ottenere un riconoscimento
italiano. Fortunatamente però alcune famiglie italiane hanno deciso di
rivolgersi ad autorità araldiche straniere che certificano stemmi per
tutelare in questo modo il loro diritto araldico, e scientificamente parlando
queste famiglie oggi sono le uniche che hanno tutelato il loro diritto: ecco
perchè compaiono nella pubblicazione famiglie che possiedono certificazioni,
registrazioni e immatricolazioni di stemmi effettuate in Spagna, in Scozia ed
in Sudafrica.
Alla luce di quanto sopra evidenziato vediamo
che in linea generale esistono famiglie che non sono collocate nella giusta
posizione che spetterebbe loro, e ci auguriamo che la prossima edizione tenga
conto dei suggerimenti proposti offrendo una più giusta
uniformità di catalogazione e trattamento, perchè non è
possibile in ambito scientifico usare due pesi e due misure.
Indubbiamente il nostro Paese è fortunato nel possedere una
simile pubblicazione che ancora nel primo decennio del secolo XXI continua ad
incentrare il suo interesse sul fenomeno nobiliare/para-nobiliare, anche se in
un modo non sempre aderente alla legislazione nobiliare vigente durante il Regno
d’Italia cui ispira i suoi criteri, ma che consente al lettore
appassionato di questi studi di avere comunque fra le mani uno strumento che,
se è in grado di sapere leggere scientificamente, gli permetterà
di conoscere tutto quanto occorre per farsi un giudizio obiettivo della
situazione italiana in un periodo storico dove la nobiltà non ha
più alcuna rilevanza giuridica. (Pier
Felice degli Uberti)