Fabio Maiorano, Stemmario
di Sulmona (I e II parte), Atti dell’Accademia Araldico-Storica
Abruzzese, a cura di Vaclav Vok
Filip, in “Studi Medievali e Moderni. Arte,
letteratura, storia”, semestrale del Dipartimento di Studi Medievali e
Moderni dell’Università «G. d’Annunzio»
di Chieti, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli
1/2001 (I parte), p. 62; Loffredo editore, Napoli 3/2004 (II parte), p. 75.
Minacciato dalle ingiurie del
tempo, ma anche dai furti, dagli atti di vandalismo e persino da restauri
condotti talvolta con maldestra disinvoltura, il patrimonio araldico rischia di
sparire per sempre, nel disinteresse generale; di qui la necessità che
testimonianze di così grande valore storico ed
artistico siano salvate, recuperate, valorizzate in chiave di proposta culturale
e turistica e, soprattutto, studiate e rivalutate prioritariamente come fonte
documentale.
Con questo presupposto, ma
anche nell’intento di fermarne la memoria, di colmare un “vuoto” nella pur
feconda storiografia sulmonese e di offrire un utile
supporto alla complessa opera di (ri)lettura e
d’interpretazione del passato, l’autore ha censito gli stemmi delle famiglie
nobili sulmonesi che hanno lasciato una traccia
araldica in città, privilegiando - in questa prima
fase d’indagine - le prosapie annotate nel Sedile dei Nobili (ben distinto e
separato dal secondo ceto,
A ciascuna famiglia è
dedicata una scheda, corredata di puntuali e documentate notizie sull’origine
del casato, sui titoli nobiliari, sui loro riconoscimenti, sui personaggi
illustri, sui feudi posseduti, sui privilegi goduti, sulle parentele intessute
e su ogni altra curiosità attinta da fonti d’archivio (pergamene, diplomi,
rogiti notarili, manoscritti, fondi privati), e bibliografiche.
Il tutto preceduto da
paragrafi sulla nascita e sull’evoluzione dello stemma civico, sui fatti
salienti della storia della città di Sulmona (che ottenne il riconoscimento del
Patriziato Civico nel 1908), e sulle armi di sovrani e principi feudatari
lasciate in eredità sui principali monumenti cittadini.
L’aspetto più originale e più
accattivante della ricerca, però, è senza dubbio l’araldica, specialmente per
l’approccio metodologico e per il rigore scientifico con cui l’autore ha
catalogato gli stemmi: infatti, di ogni arma censita s’illustrano le blasonature rilevate “sul campo” (con le eventuali varianti
araldiche ricavate dagli armoriali), e si descrivono
nei dettagli la forma dello scudo, i materiali o le tecniche di realizzazione
(pietra, marmo commesso, gesso, metallo, affresco, dipinto a olio), la
datazione, il luogo nel quale è collocata e il personaggio cui si riferisce, in
particolare per le insegne di alleanza matrimoniale e di dignità ecclesiastica;
di ogni stemma, infine, si indicano gli ornamenti esteriori (corona, elmo,
lambrecchini, svolazzi, motto, cimiero), e i simboli connotativi degli ordini
cavallereschi (croci, collane e pendenti), quali si mostrano agli occhi
dell’osservatore: ad esempio “corona composta di un cerchio gemmato e cimata
da due fioroni (il terzo di sinistra mutilo), alternati da sei perle, disposte
per tre in due gruppi piramidali”, in vece delle generiche formule del tipo
“corona marchionale ortodossa”.
Promosso dall’Accademia
Storico-Araldica Abruzzese, con la finalità primaria di porre l’accento su una delle
pagine più affascinanti e forse ancora poco conosciute delle cronache sulmonesi, questo studio sarà integrato da altri capitoli -
di prossima pubblicazione - riservati ai casati nobili ex genere estinti
prima del 1572, alle prosapie aggregate al patriziato civico in epoche
successive e alle famiglie “onorate” delle quali sono note le insegne
araldiche; di grande utilità, per una consultazione più agile ed immediata,
risultano invece gli indici alfabetici (l’uno con tutti i personaggi citati,
l’altro con i toponimi), ed un esauriente quanto agile glossario dei termini
araldici. (Ernesto Salerni)