Franz Heinz von Hye, Wappen in Tirol - Zeugen der Geschichte. Handbuch der Tiroler Heraldik, Innsbruck
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L’unico limite di quest’interessante lavoro, almeno per il lettore
italiano medio, consiste nell’esser disponibile solamente nell’edizione originale
redatta in lingua madre dal professor Hye: ma, al di là di questo
superabilissimo ostacolo, già sfogliando rapidamente il volume ci si accorge
che (nonostante l’aspetto composto e quasi dimesso) si tratta della vera e
propria summa ove l’esperto autore ha trasfuso il meglio delle sue vaste
conoscenze sugli stemmi della sua regione. Egli, tirolese di nascita, espone
qui una parte delle tante ricchezze araldiche di quell’area a cavallo fra
Austria e Italia, filtrate da un sapere non insensibile all’enfasi ed
all’entusiasmo che la terra natia sempre trasmette in chi ne scrive con
passione vera.
Non solo: la libera traduzione italiana del composito titolo
originale (Stemmi in Tirolo - testimoni di storia. Manuale di araldica
tirolese) meglio permette di afferrare il contenuto sostanziale della
bell’opera.
Come leggere la storia dell’araldica attraverso le testimonianze di
una Regione europea: ecco, in altre parole, ciò che l’autore si è prefisso (e,
soprattutto, gli è egregiamente riuscito) di fare con questo libro. E solo
l’eventuale incapacità a cogliere le sfumature d’una lingua mal padroneggiata
impedirà al lettore di gustarlo fino in fondo. Non c’è aspetto della nostra
scienza che egli non affronti: dalle domande basilari (molto significativamente
il primo paragrafo ha per titolo “Cos’è l’araldica?”) ai diplomi di
concessione, dai manoscritti antichi alle testimonianze fotografiche di pochi
decenni or sono, dagli stemmi delle grandi famiglie a quelli di umili ed ignoti
artigiani, dall’araldica religiosa agli ordini cavallereschi, dalle armi
parlanti a quelle (da lui giustamente definite “anacronistiche”) attribuite ai
grandi dell’antichità, dall’eterogeneità formale di elmi e cimieri ai modi di
abbinare gli scudi in funzione delle cause e delle epoche, dagli emblemi civici
a quelli delle nazioni, passando attraverso gli stemmi delle dinastie che hanno
dominato il Tirolo fino a coronare il tutto con un’attenta disamina di quelli
dei diversi esponenti (consorti comprese) degli Asburgo, sempre e puntualmente
documentando il suo scrivere con almeno un esempio tratto da fonti tirolesi di
qualsiasi tipo (cartacee, scultoree, dipinte) ed area, dalla “capitale”
Innsbruck alle “periferiche” Kufstein e Neumarkt (l’italiana Egna), con
sconfinamenti non sporadici nel Trentino (del quale vengono citate molte
famiglie) ed in Baviera (interessantissime le considerazioni che l’autore
compie sullo storico simbolo dell’Arcidiocesi di Monaco, quel Moro di
Frisinga assurto a vasta notorietà grazie allo stemma di S. S. Benedetto
XVI).
Il grande pregio dell’opera è che l’autore non si limita alla pur
egregia parte scritta di tutto ciò, ma si allarga a darne visione in un
imponente apparato iconografico di 665 tavole (tutte a colori) che, da solo,
occupa tutta la seconda metà del volume. E che, in massima parte, è costituito
da fotografie inedite da lui direttamente eseguite non solo su fonti d’archivio
o su documenti museali, ma spesso su lapidi, portali, affreschi, sculture,
soffitti, campanili e cento altri documenti “minori”, sovente di elevata
qualità manufattoriale e di stupendo impatto estetico, che chiunque può
osservare andando in giro per il Tirolo indifferentemente di qua e di là dal
Brennero (e talora anche altrove).
Cosa dire di più? Questo lavoro è andato ben al di là degli intenti
del suo autore, e benché l’apparato iconografico ed esemplificativo si limiti
all’ambito tirolese, potrebbe quasi esser indicato come una fra le migliori
recenti guide propedeutiche ad un primo approccio alla storia dell’araldica.
Libri del genere “parlano” da soli, e lasciano (non soltanto allo studioso, ma
anche al semplice appassionato di storia) mille sottili piaceri, il primo dei
quali è quello di scoprire, in mezzo a tante, l’immagine di uno stemma notato
casualmente durante una passeggiata o trovato nel corso di una ricerca, e qui
assurto a testimone ed esempio di una vicenda universale della quale il testo
dà puntuale documentazione.
Questo libro riesce davvero a
far toccare con mano il filo rosso che unisce tutte le storie in un’unica
Storia: e, benché si limiti a farlo per quell’aspetto della storia umana
chiamato araldica, riesce comunque in un’impresa che non è mai di poco
conto. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)