RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

 

Franz Heinz von Hye, Wappen in Tirol - Zeugen der Geschichte. Handbuch der Tiroler Heraldik, Innsbruck 2004, a cura della locale Università degli Studi, pp. 248, con 665 ill. a colori.

L’unico limite di quest’interessante lavoro, almeno per il lettore italiano medio, consiste nell’esser disponibile solamente nell’edizione originale redatta in lingua madre dal professor Hye: ma, al di là di questo superabilissimo ostacolo, già sfogliando rapidamente il volume ci si accorge che (nonostante l’aspetto composto e quasi dimesso) si tratta della vera e propria summa ove l’esperto autore ha trasfuso il meglio delle sue vaste conoscenze sugli stemmi della sua regione. Egli, tirolese di nascita, espone qui una parte delle tante ricchezze araldiche di quell’area a cavallo fra Austria e Italia, filtrate da un sapere non insensibile all’enfasi ed all’entusiasmo che la terra natia sempre trasmette in chi ne scrive con passione vera.

Non solo: la libera traduzione italiana del composito titolo originale (Stemmi in Tirolo - testimoni di storia. Manuale di araldica tirolese) meglio permette di afferrare il contenuto sostanziale della bell’opera.

Come leggere la storia dell’araldica attraverso le testimonianze di una Regione europea: ecco, in altre parole, ciò che l’autore si è prefisso (e, soprattutto, gli è egregiamente riuscito) di fare con questo libro. E solo l’eventuale incapacità a cogliere le sfumature d’una lingua mal padroneggiata impedirà al lettore di gustarlo fino in fondo. Non c’è aspetto della nostra scienza che egli non affronti: dalle domande basilari (molto significativamente il primo paragrafo ha per titolo “Cos’è l’araldica?”) ai diplomi di concessione, dai manoscritti antichi alle testimonianze fotografiche di pochi decenni or sono, dagli stemmi delle grandi famiglie a quelli di umili ed ignoti artigiani, dall’araldica religiosa agli ordini cavallereschi, dalle armi parlanti a quelle (da lui giustamente definite “anacronistiche”) attribuite ai grandi dell’antichità, dall’eterogeneità formale di elmi e cimieri ai modi di abbinare gli scudi in funzione delle cause e delle epoche, dagli emblemi civici a quelli delle nazioni, passando attraverso gli stemmi delle dinastie che hanno dominato il Tirolo fino a coronare il tutto con un’attenta disamina di quelli dei diversi esponenti (consorti comprese) degli Asburgo, sempre e puntualmente documentando il suo scrivere con almeno un esempio tratto da fonti tirolesi di qualsiasi tipo (cartacee, scultoree, dipinte) ed area, dalla “capitale” Innsbruck alle “periferiche” Kufstein e Neumarkt (l’italiana Egna), con sconfinamenti non sporadici nel Trentino (del quale vengono citate molte famiglie) ed in Baviera (interessantissime le considerazioni che l’autore compie sullo storico simbolo dell’Arcidiocesi di Monaco, quel Moro di Frisinga assurto a vasta notorietà grazie allo stemma di S. S. Benedetto XVI).

Il grande pregio dell’opera è che l’autore non si limita alla pur egregia parte scritta di tutto ciò, ma si allarga a darne visione in un imponente apparato iconografico di 665 tavole (tutte a colori) che, da solo, occupa tutta la seconda metà del volume. E che, in massima parte, è costituito da fotografie inedite da lui direttamente eseguite non solo su fonti d’archivio o su documenti museali, ma spesso su lapidi, portali, affreschi, sculture, soffitti, campanili e cento altri documenti “minori”, sovente di elevata qualità manufattoriale e di stupendo impatto estetico, che chiunque può osservare andando in giro per il Tirolo indifferentemente di qua e di là dal Brennero (e talora anche altrove).

Cosa dire di più? Questo lavoro è andato ben al di là degli intenti del suo autore, e benché l’apparato iconografico ed esemplificativo si limiti all’ambito tirolese, potrebbe quasi esser indicato come una fra le migliori recenti guide propedeutiche ad un primo approccio alla storia dell’araldica. Libri del genere “parlano” da soli, e lasciano (non soltanto allo studioso, ma anche al semplice appassionato di storia) mille sottili piaceri, il primo dei quali è quello di scoprire, in mezzo a tante, l’immagine di uno stemma notato casualmente durante una passeggiata o trovato nel corso di una ricerca, e qui assurto a testimone ed esempio di una vicenda universale della quale il testo dà puntuale documentazione.

Questo libro riesce davvero a far toccare con mano il filo rosso che unisce tutte le storie in un’unica Storia: e, benché si limiti a farlo per quell’aspetto della storia umana chiamato araldica, riesce comunque in un’impresa che non è mai di poco conto. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)

 

 

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