RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

 

Marco Bettotti, La nobiltà trentina nel medioevo (metà XII - metà XV secolo), Bologna 2002, ediz. Il Mulino (http://www.mulino.it), pp. 863, più 26 tavole genealogiche separate.

Questo corposo e denso lavoro rielabora i materiali raccolti dall’autore per la sua tesi di laurea dal medesimo titolo e per il successivo postdottorato, conseguiti all’Università degli Studi di Trento, e dedicati ad un’approfondita valutazione delle famiglie signorili trentine nel tardo medioevo: un periodo nel quale, a fianco dei componenti dell’antica nobiltà di nascita, compaiono e s’impongono altri nuovi nobili di diritto, a riprova di quanto fosse vivace, vitale e (soprattutto) aperto tale microcosmo sociale nell’arco di tempo che andò (grosso modo) dal 1124 al 1444 circa. Tre secoli abbondanti che iniziano da quando il ceto nobiliare trentino si legò all’ambiente gravitante intorno al locale vescovado, e terminano negli anni in cui l’area tornò alla stabilità politica dopo una triste sequenza di decenni tempestosi.

L’opera deriva da un accurato riesame delle vicende avvenute in detto periodo, effettuato con la massima attenzione verso la visione globale degli eventi ma anche con una certosina rilevazione di singoli (e a volte minuscoli) avvenimenti locali: tutto questo ha permesso di superare molte incertezze ed eliminare parecchie inesattezze (soprattutto di natura genealogica) che gli studi precedenti non erano riusciti ad evitare.

Ciò è stato possibile in particolare attraverso lo spoglio di innumerevoli fondi e materiali archivistici il che, purtroppo, non ha però consentito di risolvere alcuni limitati quesiti di particolare complessità e oscurità, concernenti soprattutto talune delle più grandi dinastie (come i Castelbarco), la ricostruzione dettagliata delle cui vicende abbisognerà di ulteriori ricerche maggiormente dedicate e mirate.

L’intera opera si mostra assai accurata e documentata, ricca di riferimenti bibliografici e menzioni testuali. Di conseguenza, il testo è rimasto aniconico, eccezion fatta per alcune succinte cartine a base idrografica del territorio (appare strano che si siano privilegiati i fiumi come unici riferimenti, evitando ogni altro parametro topografico sia naturale che artificiale), nelle quali si evidenziano le località dove si espansero i possedimenti delle diverse famiglie, complete dell’indicazione dei luoghi forti di loro proprietà (tenuti ben distinti dalle rispettive sedi patrimoniali).

Per ogni gruppo familiare, spesso identificato dal cognomizzarsi del toponimo d’origine (cosa frequente per l’epoca), la vasta messe di dati reperiti permette di dare interessanti ricostruzioni genealogiche, nonostante i limiti che (a seconda dei casi) come sopra precisato i documenti presi in esame hanno a volte imposto: il tutto viene preceduto da un attento inquadramento storico e sociologico della società trentina, delle sue caratteristiche e delle sue forme organizzative, che costituisce la parte iniziale del volume. Il lato più “genealogico” del testo si ha da p. 335 in poi, ma di fatto inizia con tre “esempi” da p. 270.

In un’opera così documentata ed attenta, sorprende la totale assenza di dati araldici: d’accordo che il testo inizia dall’epoca in cui anche la nostra scienza prende le mosse, poi però si dipana per i secoli XIII, XIV e XV nei quali gli stemmi divengono un fenomeno ben radicato e prospero!

E nel corso della sua ricerca l’autore poteva trovare un ausilio ed un conforto tutt’altro che secondari proprio dall’araldica, nei casi (crediamo non pochi) in cui certamente avrebbe potuto reperire attendibili testimonianze d’epoca in parallelo con ogni altro dato documentale: ed è difficile credere che i molti materiali d’archivio consultati fossero tutti privi di sigilli, miniature e/o schizzi di scudi stemmati.

Gli studiosi di cose trentine (e non solo) troveranno infine di grande utilità l’imponente apparato bibliografico, esteso su pp. 50 e contenente riferimenti a libri (notati fra gli altri autori il Festi, il Perini, l’a Prato), articoli, e numerosi fondi manoscritti da depositi archivistici di varia natura. Chiude il volume un accurato indice dei nomi, a sua volta esteso su circa pp. 30. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)

 

 

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