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Salvatore G. Vicario, Galati Mamertino
nel Parco dei Nebrodi (con appendice araldica di M.C.A. Gorra), Sant’Agata di Militello 2005, ediz.
Zuccarello (0941.703177/info@zuccarelloag.it), pp. 223,
con disegni e foto in bianco-nero e colore.
Storico per passione, figura di autorevole
prestigio, punto di riferimento per chiunque voglia affrontare uno dei numerosi
temi storici concernenti l’area immediatamente a Nord-Est della Capitale,
fondatore e presidente dell’Associazione Nomentana di Storia ed Arte,
Pino Vicario non poteva non applicare le sue riconosciute doti di ricercatore e
scrittore al paese natio. E lo ha fatto con questo
libro, nel quale le vicende della sua terra, dalla preistoria ad oggi, sono
trattate con la massima attenzione verso le testimonianze superstiti di ogni
forma d’arte, ma soprattutto verso il fitto e ricco tessuto dei rapporti
interpersonali e delle conseguenti tradizioni locali. Ogni aspetto, anche
minimo, della vita di Galati Mamertino è riportato dall’autore con le due
grandi doti che ne caratterizzano da sempre l’attività culturale: la pietas del figlio devoto verso la terra che sente
intimamente propria, attento al minimo afflato di cui ci possa e debba
documentare; la maiestas dello studioso capace di fermarsi dinnanzi a
temi specifici e specialistici, valorizzando chi ha l’onore di essere da lui
chiamato in aiuto.
Arti, mestieri, personaggi, dinastie, nulla sfugge al vaglio del
ricercatore ed alla penna dello scrittore, che quasi diventa cronista per il
modo in cui ci partecipa la narrazione di vicende, fatti e fatterelli;
l’approfondimento assume i toni del reportage giornalistico,
l’aggiornamento è a tempi immediatamente anteriori alla stampa, e il clima
generale che ne deriva lascia al lettore l’impressione di “abitare” a Galati da
sempre. In un cotale ambito, l’attenzione alle cose genealogiche ed ai risvolti araldici di quanto si narra diviene cosa immediata
ed ovvia, e questo volume ovviamente non poteva fare eccezione.
Le prime sono spalmate lungo tutto il testo, ma in particolare
dalla p. 34 alla 49: e non si tratta soltanto di piccole famiglie di locale
rilevanza, ma anche di alcuni grandi nomi della storia
isolana (e non solo), come Amato, Arezzo, Lanza, de Spucches. I secondi si
concretizzano nell’apposita appendice che occupa le
pp. 195÷220 (Contributi sull’araldica famigliare in Sicilia: l’esempio di
Galati Mamertino) e pertinente a 35 stemmi riprodotti in fotografie o
disegni, spesso inediti e comunque rilevati in loco, descritti in altrettante
schede complessivamente relative alle 22 famiglie che (allo stato attuale delle
cognizioni) risultano aver contrassegnato la storia nobiliare di Galati
Mamertino.
Ogni scheda contiene la descrizione del
manufatto, la sua datazione (purtroppo, quasi sempre
presuntiva), l’attribuzione, il blasone, ed un completo apparato di note
(pertinenti a cenni storico-genealogici sulla famiglia, ai blasoni menzionati
su altri testi, ed ai commenti che caso per caso si sono resi possibili e
necessari). Al termine è l’apparato bibliografico dedicato, con 21 titoli. (Maurizio Carlo Alberto Gorra, IAGI)