XVII Centenario del martirio dei Santi Felice e
Fortunato, patroni della città e diocesi di Chioggia-Ricognizione storico-scientifica delle reliquie. Anno 2004-
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L’opera, con la presentazione
del vescovo mons. Angelo Daniel, si compone di tre parti: la prima
“Ricognizione delle reliquie”; la seconda
“Iconografia e storia” e la terza “ Testi e documenti”.
Tra gli illustri studiosi che hanno collaborato
o esteso i vari saggi pubblicati nell’eminente pubblicazione, segnaliamo il
prof. Raffaele De Caro, direttore del reparto di anatomia umana all’Università
di Padova, lo storico dott. Franz-Albrecht Bornschlegel del dipartimento
“Historikum” dell’Università di Monaco di Baviera, il dott. Sigmund Bunker
della biblioteca del Duomo di Frisinga, la prof. Flavia De Rubeis paleografa
dell’Università di Venezia, la prof. Cristina
Il testo esamina, in pregevoli saggi, tra
l’altro, l’indagine scientifica sulle reliquie, le 170 monete medioevali
contenute nell’urna, le testimonianze laminari e cartacee, risalenti anche a
prima dell’anno mille, e gli stemmi riscontrati nell’urna, nel sacello e
nell’intero corpo della cappella che conserva, in una preziosa urna argentea,
le spoglie degli invitti martiri, nella seicentesca cattedrale di Santa Maria
Assunta, insigne opera di Baldassare Longhena. L’araldista Aldrighetti, nostro
socio ordinario, ha di conseguenza catalogato ed individuato tutti gli stemmi
presenti. L’assegnazione ha richiesto un’attenta e non facile lettura, a causa
della salsedine che ha abraso e, di conseguenza, reso quasi illeggibili alcuni
degli stemmi.
Iniziando dalla colonna di sinistra, in
corrispondenza dei gradini d’accesso alla cappella, ha rinvenuto gli stemmi
lapidei del vescovo Giovanni Soffietti, (1716-1733) con alla propria destra
quello di Chioggia e con alla propria sinistra quello del podestà N.H.
Francesco Bonfadini (1727-1729).
Nella cappella, che è rivestita di lastre
marmoree, nei dorsali di destra e di sinistra, figurano, poi, sei stemmi per
parte, timbrati dalla corona di patrizio veneto, oltre a due presenti ai lati
dell’altare, tutti di ottima fattura.
A destra troviamo lo stemma dei Labia; il N.H.
Paolo Antonio Labia è stato, nel 1736, podestà di Chioggia. Nel secondo
dorsale, nel campo dello scudo compare una cifra AA, intarsiata in madreperla; ma non si è riusciti ad assegnare
tale stemma, in quanto non si è trovato nessun podestà, nel Settecento, con
tali iniziali per nome e cognome.
Segue lo stemma gentilizio degli Albrizzi; il
N.H. Giovanbattista, di tale casato, è podestà nel 1737. Si prosegue con lo
stemma patriziale dei Venier; il N.H. Sebastiano figura, infatti, podestà di Chioggia nel 1743, mentre il
successivo è il caratteristico scudo dei Vidman. Di tale famiglia figura il
N.H. Lodovico, podestà, nella città di Chioggia, nel 1745. Ultimo, nella parete
di destra, risulta lo stemma dei patrizi veneti Sandi; il N.H. Tommaso, lo
troviamo podestà nel 1761-1762. Al lato destro dell’altare figura, invece, lo
stemma dei Memmo; il N.H. Lorenzo, di tale casa, lo troviamo podestà nel 1759,
mentre lo stemma posto nel lato sinistro, sempre dell’altare, è stato assegnato
alla famiglia patriziale Mocenigo Soranzo; il N.H. Tommaso, infatti, ebbe il
reggimento della podestaria di Chioggia nel 1761-1762.
Iniziando ora da sinistra, sempre dai gradini
d’accesso alla cappella, si è trovato lo stemma gentilizio dei Giustiniani; un
rampollo di tale casa, il N.H. Girolamo Ascanio figura podestà nel 1748; segue
lo stemma patriziale dei Crotta; il N.H. Francesco Maria è, infatti, podestà di
Chioggia nel 1749.
Figura, dopo, il celebre stemma dei Morosini,
con il N.H. Barbon Vincenzo, podestà in Chioggia nel 1751. Si continua con lo
scudo dei Bembo; il N.H. Marco, di tale casa, nel 1752, è podestà in Chioggia.
Gli ultimi due stemmi appartengono alla famiglia gentilizia Spinelli, con il
N.H. Paolo, podestà nel 1755, ed ai patrizi Grimani, con il N.H. Giovanni,
podestà nel 1756.
Tale ultimo scudo, al pari di tutti gli altri,
risulta timbrato, come già ricordato, con la corona patriziale veneta, ma, per ornamenti
esteriori, porta anche l’elmo coronato ed il cimiero che si compone di un leone
coronato e nascente, sostenente con le zampe anteriori una croce latina, posta
in palo; la lista svolazzante carica il motto SIDERA CORDIS.
Alla sommità dell’altare, poi, figura lo
stemma del vescovo Pasquale Grassi (1618-1639), mentre alla sommità del sacello
marmoreo, che conserva l’urna argentea, figura lo stemma del vescovo Francesco
Grassi (1639-1669) con alla propria destra lo stemma di Chioggia e con alla propria
sinistra lo stemma del N.H. Marco Contarini, podestà di Chioggia (1657-1659).
Nella portella a saracinesca d’argento, che
chiude il sacello marmoreo, opera di Aristide Naccari (1848-1914), è caricato,
invece, lo stemma di frà Ludovico Marangoni, vescovo di Chioggia (1877-1908).
Nell’urna, che conserva le reliquie, figurano
gli stemmi, con perfetti segni convenzionali indicanti gli smalti, del sommo
pontefice Pio X, del vescovo clodiense frà Ludovico Marangoni, e delle città di
Chioggia, di Vicenza, patria natia dei due martiri, e di Aquileia, ove avvenne
la loro morte per decapitazione, nel 303 d.C.
Risultano caricati, altresì, gli scudi delle
famiglie cittadine Bonaldo, Brusomini Naccari, Bullo, Gallimberti, Naccari,
Pagan, Poli, Ravagnan e Voltolina.
Infine, ai lati dell’altare, due candelabri
settecenteschi, in legno dorato, con il leone rampante, stemma di Chioggia.
La catalogazione delle insegne araldiche
presenti nella cappella dei santi Patroni, vero armoriale a cielo aperto, si
completa con gli stemmi che figurano nei sei dipinti a parete, con cornici
marmoree, raffiguranti le varie fasi del martirio.
Nel corso del restauro conservativo dei
dipinti effettuato, nel 1983, sotto la direzione del dott. Sandro Sponza della
Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Venezia, l’Aldrighetti era già
stato richiesto per una consulenza araldica, appurando quanto segue: Il supplizio delle battiture, da
attribuire ad un pittore del primo Settecento, porta sulla modanatura del
gradino FRANCISCI BONFADINI PRAETORIS MUNUS e, sull’alzata, la data ANNO 1728,
mentre sul piede del braciere si nota lo stemma del N.H. Francesco Bonfadini,
podestà di Chioggia negli anni 1727-1729.
Con il restauro de Il supplizio dello stiramento dei corpi e delle bruciature, da attribuire
ad un pittore del primo Settecento, si è resa visibile l’arma patriziale del
N.H. Agostino Maffetti, podestà in Chioggia dall’aprile 1729 al novembre 1731.
Il
supplizio dell’olio bollente, da attribuire ad un pittore tardotenebroso,
porta in basso, a sinistra, lo stemma del N.H. Bartolomeo Mora, podestà in
Chioggia dal novembre 1731 al luglio 1733 e la scritta BART. MORA
Il
supplizio della frattura delle mascelle, da attribuire a Gaspare Diziani, reca
la cifra V.B. sul rudere del gradino in basso a sinistra, che non era mai stata
interpretata e che deve, invece, riferirsi al N.H. Vincenzo Barzizza, podestà
di Chioggia dal luglio 1733 al dicembre 1734.
Il
supplizio dei rasoi, da attribuire ad un pittore tiepolesco, è l’unico dipinto in cui l’Aldrighetti
non ha individuato nessuna cifra o stemma; ritiene, però, legittimo ritenere
che esso debba risalire al N.H. Giovanni Duodo, podestà in Chioggia dal
dicembre 1734 all’aprile
Per ultimo La
decapitazione, opera di Giambettino Cignaroli, porta sull’arcone, in alto a
sinistra, l’aquila dei Labia. Il N.H. Paolo Antonio Labia, come già ricordato,
fu podestà di Chioggia negli anni 1736-1737. (A.P.)