RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Giorgio Aldrighetti, L’araldica e il leone clugiense - Le insegne della comunità di Chioggia, Art & Print Editrice, Chioggia, 2004, pp. 300.

L’opera L’Araldica e il leone clugiense - Le insegne della comunità di Chioggia, dell’araldista Giorgio Aldrighetti, socio ordinario dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, costituisce una sorprendente ed affascinante novità, nel panorama della pubblicistica araldica, così scarsa e non sempre affidabile, frutto di una vita di ricerche documentarie e quindi le più attendibili.

Il volume spazia, in forma analitica, in tutti i settori dell’araldica, da quella pubblica a quella privata, da quella ecclesiastica a quella militare, con particolare riguardo, ovviamente, alla storia e ai simboli che sono apparsi nei secoli nella città natale dell’autore, Chioggia.

In tale opera appare, poi, un capitolo dedicato all’araldica piscatoria, ossia ai simboli presenti nelle vele dei natanti; l’Aldrighetti annota che tutte le imbarcazioni da pesca della marineria chioggiotta, in particolare i caratteristici bragozzi, erano solite portare dipinti, nelle grandi vele, dei simboli, tramandati di padre in figlio. Tali insegne non servivano per l’abbellimento della imbarcazione, ma solo per identificare, con assoluta certezza, specie da lontano, il proprietario del natante.

Con tale capitolo, che mai abbiamo trovato in trattati araldici, l’autore vuole nobilitare il lavoro e le fatiche degli intrepidi pescatori chioggiotti, conosciuti, da sempre, per il loro ardimento e per la loro bravura.

Riteniamo doveroso evidenziare che prima di essere una pubblicazione altamente scientifica, essa è un vero monumento d’amore alla propria terra, alle proprie radici, alla memoria dei valori e dei simboli della propria comunità.

Numerose sono le notizie che vengono svelate in questo libro, come quella sorprendente del Leone marciano passante, sostenente con la zampa anteriore destra lo stemma del doge Cristoforo Moro (1462-1471), presente nella facciata, alla sommità della porta centrale, della cattedrale di S. Maria Assunta di Chioggia, scelto (tra centinaia di leoni) dall’Aldrighetti nel 1995 per modello, proprio per le eccellenti e perfette forme araldiche, per comparire nel famosissimo Gonfalone di San Marco, ovvero nella bandiera ufficiale della città di Venezia, che nei secoli - altra curiosità - non era mai stata decretata, essendone stato affidato all’Aldrighetti l’incarico dell’istruttoria araldica; il relativo decreto del presidente della Repubblica concessivo della bandiera alla città di Venezia vedrà, poi, la luce l’8 gennaio 1997.

Siamo quindi in presenza di un’opera araldica di profonda valenza culturale, spirituale e morale, superbamente illustrata, che onora non solo l’autore, ma tutti i cittadini della comunità di Chioggia.

Concludiamo, riportando quanto afferma per questa eccellente pubblicazione, nella prefazione, Massimo Sgrelli, capo del Dipartimento del Cerimoniale di Stato, dal quale Dipartimento dipende anche l’ufficio araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri: “Lo stemma araldico odierno è una sintesi figurata di uno o più aspetti pregnanti dell’origine o della storia di un ente, raccolta in rappresentazione simbolica. Esso contribuisce, sul piano formale, alla dignità della istituzione, col mostrarne i riferimenti aulici salienti, concorrendo così a rammentarne la storia. E sappiamo che la storia è la forza dell’uomo: è anche ciò che, infatti, lo distingue dall’animale. Alla storia l’araldica fornisce, così, il proprio ausilio iconografico simbolico. Rammentare la tradizione delle istituzioni e contraddistinguerle, mostrarne, pur nella attualità, i riferimenti trascorsi, improntandone un’immagine: questo, quindi, è il compito odierno dell’araldica. La XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, abolendo i titoli nobiliari e la Consulta araldica, ha cancellato dalla ufficialità l’araldica privata. Mentre rimane in vita, direi a questo punto rafforzata, l’araldica pubblica. L’attenzione ad essa è, tuttavia, fortemente scemata nei decenni seguenti l’avvento della Repubblica, perché era, nel frattempo, caduta in Italia ogni forma di attenzione e di interesse verso gli aspetti formali pubblici (e, nei successivi decenni sessanta e settanta, anche verso quelli privati, peraltro per motivi di altra natura). Ciò era giustificato da quella fase storica nostrana, che stava conducendo il paese fuori da un periodo in cui tali aspetti erano stati spesso enfatizzati per le finalità della dittatura. I concetti di patria e nazione, la sacralità della bandiera, l’attenzione all’inno nazionale, i simboli araldici, le solennità pubbliche, le onorificenze e gli altri aspetti formali apparivano istintivamente, infatti, compromessi con il trascorso regime, talché mantenere le distanze da essi sembrava espressione, quasi dovuta, di rinnovamento democratico. Solo da poco più di un decennio si può dire che abbiamo superato tale fase di rigetto istintivo delle formalità istituzionali e stiamo ritornando, come è giusto, verso una situazione di normalità, paragonabile agli altri paesi a noi omologhi, almeno nel contesto europeo. Un grande merito a tal riguardo va riconosciuto al Presidente Ciampi che, con scrupoloso spirito di servizio verso la Nazione, si è dedicato anche alla ricostruzione delle dignità pubbliche, invocando il rispetto e la devozione dovuti all’inno nazionale, alla bandiera della Repubblica e agli altri simboli nazionali. Fra di essi, primariamente, l’araldica pubblica che torna finalmente ad avere quel riconoscimento che le compete. Essa è infatti un elemento della dignità istituzionale, e trascurarne le regole o disapplicarne i contenuti non farebbe che danneggiare le istituzioni. Se infatti tali simbologie hanno valore formale, occorre sempre ricordare che la forma copre una sostanza, della quale essa rimane manifestazione attraverso un simbolo; e la sostanza, senza forma, non può esprimersi. Questo libro ha un grande valore scientifico, perché esamina con attenzione gli aspetti storico sociologici e li connette alla realizzazione concreta degli stemmi nei singoli settori di applicazione.

Appare pertanto una opera completa, dalla quale è possibile, anche al lettore meno esperto, trarre conoscenza del panorama araldico, mostrato con profonda maestria attraverso l’itinerario dei simboli chioggiotti e del Veneto. Sapientemente illustrato, il libro offre un contributo importante alla elevazione delle conoscenze, non soltanto della disciplina araldica, ma anche della storia dei simboli e delle forme. Ne ho letto con attenzione le pagine, traendone grande arricchimento e credo sia mio dovere, nella mia funzione di capo del Dipartimento del Cerimoniale di Stato, rivolgere all’illuminato e profondissimo Autore un caloroso ringraziamento, nella convinta certezza che queste pagine forniranno un ausilio fondamentale alla araldica nazionale e alla sua disciplina”. (a.p.)

 

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