RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

 

J. de Neufforge, Armorial du Royaume des Pays-Bas, Bruxelles, 1827. In-4 (290x215 mm), pp. 172 (a colori), rilegato in seta. ISBN: 88-7531-005-X, Casa Editrice OrsiniDeMarzo.com, 2004.

È da un’importante biblioteca nobiliare, e, per la precisione, da quella dei conti Henry e François Chandon de Briailles, che proviene la seconda novità riproposta dalla casa editrice di Niccolò Orsini De Marzo, ossia questo Armorial du Royaume des Pays-Bas pubblicato a Bruxelles nel 1827 (all’epoca in cui il Regno dei Paesi Bassi includeva il Belgio), stemmario ora riofferto al pubblico come XI titolo della Bibliotheca Heraldica Genealogica orsiniana.

Diciamo subito che l’eccezionalità dell’esemplare riprodotto è quella di essere finemente colorato a tempera in tutti i suoi 693 stemmi, ognuno completato dai proprii cimiero e corona.

La raccolta, infatti, è un’istantanea dell’aristocrazia olandese e belga che illustra le famiglie a cui Gugliemo I aveva accordato titoli e riconoscimenti di nobiltà, e, naturalmente, i casati nobilitati dai suoi predecessori. Lo stile araldico di questi stemmi è composto, ancora pervaso di quella politezza tardo settecentesca e neoclassica che si compiace di riferimenti naturalistici, tutti da Encyclopédie.

Tuttavia negli estrosi cimieri la mano del disegnatore non riesce a celare gli echi dell’esuberante araldica cavalleresca e tornearia dell’aristocrazia borgognona alla base di molti di questi emblemi: ed ecco quindi semivoli istoriati, fantasiosi personaggi giullareschi e composizioni campestri scompigliare per un poco la solenne iconografia dello stemmario di corte. Scorrendo i nomi delle famiglie colpisce il milieu internazionale di quell’aristocrazia, testimone della complessa storia e della capacità di attrazione di quelle regioni dalla vocazione ante litteram paneuropea: questo ben si addice alla nobile memoria di Richard de Coudenhove-Kalergi (1894-1972), fondatore del movimento paneuropeo - oggi guidato da S.A.I.R. Otto d’Asburgo - a cui la colta sensibilità dell’Editore ha voluto dedicare questo volume. (Marco Foppoli)

 

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