RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Angelo Scorza, Libro d’Oro della Nobiltà di Genova, Genova, 1920. In-4 (325x225 mm), pp. 96 (a colori), rilegato in seta. ISBN: 88-7531-006-8, Casa Editrice OrsiniDeMarzo.com, 2004.

Non sappiamo quanti “tesori araldici” si celino all’araldista contemporaneo: e, probabilmente, anche questo ormai rarissimo Libro d’Oro della Nobiltà di Genova pubblicato in un’edizione limitata da Angelo Scorza nel 1920 sarebbe rimasto privilegio di poche biblioteche gentilizie, o magari titolo dall’incerta collocazione in qualche biblioteca civica.

La ben nota perizia della Casa Editrice OrsiniDeMarzo.com lo restituisce invece agli amatori della bella araldica nella consueta eleganza serica della propria Bibliotheca Heraldica Genealogica Antiqua et Rara: una collana che, ormai ricca di ben dodici titoli, si dimostra presenza rassicurante e continua della migliore editoria araldica internazionale.

Il volume si apre con una grande tavola illustrata dallo stemma della marchesa Maria Rosa Cattaneo di Belforte Sauli, a cui lo Scorza dedicò la sua opera.

La prefazione dell’autore ci anticipa la composizione di questo Libro d’Oro: la tavola I presenta la grande arma della Repubblica di Genova con gli stemmi dei sestieri cittadini, la II illustra gli stemmi delle quattro principali famiglie e i loro vessilli che sventolavano sull’albero maestro delle proprie galere.

Segue la tavola III con gli stemmi dei 28 alberghi che raggruppavano la nobiltà genovese e, finalmente, dalla tavola IV in poi, in ordine alfabetico, si dispiegano le armi di ben 865 famiglie ammesse al governo della Repubblica (comprese quelle ad honorem), con l’indicazione dell’albergo al quale furono ascritte o la data di iscrizione al Libro d’Oro della Superba, che comportava appunto l’accesso al governo.

Questo Libro d’Oro della Nobiltà di Genova rappresenta quindi un sintetico compendio cronologico, e costituisce inoltre un ampio repertorio gentilizio sulla composizione dell’oligarchia che resse le sorti della Repubblica e del suo Dominio. Se pensiamo che dei soli Doria ben più di duecento erano i membri del casato combattenti alla Meloria (1264), e che alla fine del Settecento erano ancora una sessantina i capifamiglia figuranti nel Libro d’Oro della Repubblica, possiamo immaginare quanti liguri, oggi dimentichi, potrebbero facilmente trovare tra queste pagine lo stemma dei propri avi.

Le illustrazioni ci offrono un’araldica fin de siècle tipicamente italiana nel suo indulgere al naturalismo; tuttavia le figure si stagliano ampie negli scudi, e i leoni e le aquile dominano il campo senza remore.

La tinta avorio con cui il tempo ha colorato le pagine del volume originale, gli ori e gli argenti degli stemmi, gli azzurri intensi e i vividi rossi, fedelmente resi nella ristampa orsiniana, non ci privano di quel piacere cromatico che resta uno dei fascini maggiori dell’araldica. (Marco Foppoli)

indice