RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Anna Lerche e Marcus Mandal, A Royal Family - The story of Christian IX and His European descendants, Copenaghen, Aschehoug, 2003, pp. 290 (illustrato con numerose fotografie in bianco/nero ed a colori).

Nato a Gottorp nel 1818, dal duca Guglielmo di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksborg, il giovane Christian, sesto di dieci figli, sebbene figlio di genitori tedeschi, aveva illustri ascendenti danesi, era infatti pronipote, per linea materna, del re Frederik V. Ciò gli valse la designazione, da parte delle potenze europee, nei protocolli di Londra del 1850 e del 1852, quale erede presuntivo del re Frederik VII, che era privo di eredi diretti.

La dinastia degli Oldenborg, che aveva regnato ininterrottamente sin dal 1448 con re Christian I, venne così interrotta nel suo ramo principale e, non senza aspre polemiche nel parlamento danese, il Paese si trovò ad avere, dal 1863, una nuova casa regnante: i Glücksborg, e quale Sovrano un principe sconosciuto ai più.

Nel novembre del 2003 sono stati celebrati i 140 anni di ascesa al trono della Casa Reale di Glücksborg, ramo dinastico secondario sino alla prima metà del XIX secolo, ma che poi, grazie ad una accorta politica della parentela del re Christian IX di Danimarca, è riuscito non solo a sopravvivere ai molti eventi che hanno abbattuto tante monarchie europee, ma anche a divenire punto di convergenza genealogico per una parte delle attuali case regnanti.

L’evento è stato ricordato in Danimarca, tra l’altro, da un volume di ricostruzione storica e genealogica, dedicato alla figura del re Christian IX ed alla sua dinastia.

Il volume mescola sapientemente la ricostruzione biografica classica con le impressioni e le dichiarazioni degli eredi contemporanei di quel re, le tavole genealogiche familiari con un copioso e moderno apparato iconografico che raccoglie immagini che coprono l’intero arco temporale dei 140 anni (periodo che in pratica coincide con la nascita della moderna fotografia stessa).

La particolarità dell’impostazione iconografica e la leggibilità anche per un vasto pubblico ben si spiegano notando che gli autori sono due giornalisti ed operatori dell’informazione, che hanno curato pure la versione cinematografica e televisiva di tale storia dinastica e familiare.

Al tempo dell’ascesa al trono di re Christian IX l’Europa contava tre imperatori, un sultano, undici re, due regine, e numerosi ducati minori.

Ed erano pure gli anni di Hans Christian Andersen, il quale talvolta era chiamato per narrare delle storie ai due figli minori del Sovrano: Thyra e Valdemar.

Altre volte, invece, erano i due giovani principi a recarsi a casa dello scrittore, posta lungo la tipica via portuale di Nyhavn, a breve distanza dal palazzo reale di Amalienborg.

Le vicende ricostruite nel libro hanno inizio nel novembre 1863, e sono articolate in sei capitoli, tanti quanti furono i figli del re Christian IX.

Quattro dei figli sarebbero divenuti sovrani regnanti: Frederik (VIII) quale re di Danimarca; Vilhelm (al quale è dedicato il capitolo 5) quale re di Grecia con il nome di Giorgio I; Alexandra (alla quale è dedicato il capitolo 3) quale sposa del re Edoardo VII di Gran Bretagna; Dagmar (alla quale è dedicato il capitolo 4) quale sposa dello zar Alexander III di Russia.

Quanto agli altri due figli del re, Thyra, sposò il duca Ernst August di Cumberland, Principe ereditario di Hannover, mentre Valdemar, sposò la principessa Maria d’Orleans.

Questi ultimi furono, per così dire, matrimoni senza corona e ad essi è dedicato il capitolo 6 del libro.

Considerati in termini dinastici e familiari tali matrimoni costituirono un pieno successo politico, tale che il re Christian IX fu bonariamente soprannominato “il suocero d’Europa”.

I suoi discendenti sono oggi sui troni di Danimarca, Norvegia, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo e Spagna, ed altri quattro avrebbero regnato in Russia, Grecia, Romania e Jugoslavia se nel frattempo non fossero state abolite quelle monarchie.

Ma non è tutto, bisogna ricordare che, attraverso legami familiari con la dinastia danese, si riscontrano connessioni con altre illustri casate europee.

Ad esempio, per il lettore italiano può essere interessante ricordare che Amedeo duca d’Aosta è discendente diretto di re Christian IX attraverso la madre principessa Irene di Grecia, la quale era nipote del re Giorgio I di Grecia.

Per l’immaginario popolare danese ed europeo, forse la sintesi ancora oggi più efficace la realizzò con maestria il pittore Laurits Tuxen, nel 1883, con un celebre dipinto ambientato in una sala del castello danese di Fredensborg (per la notorietà del dipinto, nella tradizione locale, quelli furono poi definiti come “i grandi giorni di Fredensborg”).

Nel dipinto, la famiglia reale di Danimarca, al momento del suo apogeo politico, è ritratta con efficacia e piacevole tocco cromatico con tutti i suoi principali rappresentanti, danesi e non, e si contano nella sala del castello ben trentadue persone.

Tra i bambini, spiccano il piccolo Nicola (futuro e sfortunato zar Nicola II di Russia) ed il principe Carl, futuro re di Norvegia con il nome di Haakon VII.

Oltre al citato cambio dinastico nel XIX secolo, la Corona danese ha vissuto un altro evento storico durante il XX secolo quando, con l’Atto di Successione del 1953, che modificava precedenti norme, fu garantita la successione al trono in linea femminile così che, alla morte del re Frederik IX (che aveva sposato la figlia del re Gustav VI Adolf di Svezia) ascese al trono sua figlia Margrethe, attuale sovrana con il nome di Margrethe II di Danimarca.

In tal modo, dopo oltre cinque secoli di ininterrotta successione maschile, si rinnovava un evento particolare: l’ascesa al trono di una regina.

L’ unico caso precedente nella storia danese era stato infatti, nel XIV secolo, quello della omonima regina Margrethe I (1353-1412).

Oltre al nome, c’è un’altra affinità: la stretta relazione di parentela oggi esistente tra i regnanti di Danimarca, Svezia e Norvegia che richiama alla mente, sebbene in un ben diverso contesto storico e politico, proprio l’epoca di Margrethe I che era stata, dal 1387, reggente di Danimarca e Norvegia e dal 1389 (con l’Unione di Kalmar) reggente anche di Svezia per il figlio Erik.

La terza Margrethe di Danimarca famosa in Europa era stata la figlia di re Christian I che, nel 1469, sposò Giacomo III di Scozia, divenendo regina di quel Paese e portando in dote la sovranità delle isole Shetland e Orkney, ancora oggi britanniche.

Uno spunto di riflessione sulla precarietà delle soluzioni militari in merito alla prevalenza etnico-linguistica su un territorio è suggerito dal nome originario del casato dei Glücksborg, che è associato ai territori dello Schleswig e dell’Holstein.

Originariamente feudo danese, lo Schleswig fu sotto il dominio degli Schauenburg (1386-1460) che detenevano anche la contea di Holstein.

All’estinzione della famiglia i due territori passarono come ducati a Christian I di Danimarca.

Dopo alterne vicende, tra le quali ripetuti conflitti tra nazionalisti tedeschi e danesi, nonché diatribe dinastiche e l’intervento di potenze esterne, nel 1863 re Christian IX di Danimarca dichiarò l’annessione dell’Holstein, ma, sconfitto da Austria e Prussia, che gli avevano dichiarato guerra, dovette cedere i ducati e il Lauenburg (pace di Vienna, 1864).

Dopo la guerra austro-prussiana (1866) i ducati divennero una provincia prussiana.

Nel 1920 lo Schleswig settentrionale fu annesso alla Danimarca col nome di Jütland meridionale.

Ma i danesi non usano la dizione germanica dei nomi bensì quella danese: Jylland, quindi, e non Jutland.

Così come era accaduto, del resto, per Oldenborg e Glücksborg, che avevano sostituito le forme germaniche Oldenburg e Glücksburg.

Il volume, che è destinato ad un vasto pubblico, risulta piacevole nella ricostruzione dei profili biografici personali, alternando e mescolando testo ed immagini, secondo il gusto oggi prevalente dei comunicatori di professione.

Tra le caratteristiche che contraddistinguono la realizzazione di questo libro sono le ricostruzioni ed i ricordi personali di ventinove tra regnanti e discendenti diretti oggi viventi, riuniti in altrettante interviste appositamente raccolte e poi frammentate nei vari capitoli in relazione ai diversi eventi e personaggi citati.

Le storie personali dominano quindi tutta la narrazione, invece la ricostruzione storica generale viene lasciata al lettore o è appena suggerita attraverso i frammenti riflessi nelle vite dell’aristocrazia europea.

La parte iconografica è copiosa e pregevole nelle numerose immagini d’epoca e nelle riproduzioni di vari dipinti, tra i quali si segnalano i ritratti e quelli delle incoronazioni.

Scade invece di tono una parte delle immagini dei rappresentanti contemporanei, che talvolta risultano inutilmente ripetute e banali, talaltra appaiono adulatorie nei confronti di alcuni di essi o mirate solo a richiamare l’interesse visivo del lettore medio. (Antonio Virgili)

 

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