RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

 

F. Pinto - A. Vitrani, Barletta Città Regia, a cura del Comune di Barletta (vol. n. 31 della serie “Ricerche della Biblioteca Comunale”), Barletta 2003, pp. 159 - s.i.p.

Il viaggio dei nostri amici barlettani continua, alla riscoperta delle emergenze araldiche della loro nobile e bella città: questa volta la ricerca si sofferma sugli stemmi delle dinastie sovrane succedutesi nel nostro Meridione, e si concretizza in una svelta pubblicazione da leggere tutta d’un fiato. Strutturato in sette capitoli, ognuno d’una ventina di pagine, il libro passa in rassegna i sovrani che, a vario titolo, hanno lasciato traccia di sé a Barletta: Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Ferdinando I e II d’Aragona, Carlo V e Filippo IV d’Asburgo, Carlo III di Borbone. Per ognuno viene dato un compendioso cenno storico e biografico, un rendiconto documentato di quel che essi fecero per e nella città, e la cronologia delle principali disposizioni da loro prese verso di essa, il tutto farcito da buone illustrazioni (gran parte delle quali sono inedite fotografie a colori di monumenti cittadini, o di loro parti) e d’una messe di notizie spicciole e di curiosità locali.

La parte araldica si sostanzia in pochi ma notevoli punti: subito all’inizio di ogni capitolo sono posti due stemmi a colori del sovrano (la fotografia di un suo esemplare presente a Barletta, ed un disegno appositamente eseguito); poi, sparse nel testo, molte altre fotografie e disegni riproducono sia ulteriori esempi di stemmi reali (spesso offerti alla nostra ammirazione da adeguati primi piani), sia quelli di altri personaggi collegati ai singoli periodi ed alle singole vicende storiche. A tal proposito, merita una particolare menzione il notevole inciso che, nelle pagine dalla 81 alla 102, riempie quasi per intero il capitolo di Ferdinando II d’Aragona nel trattare della Disfida di Barletta e dei contemporanei fatti del conflitto franco-spagnolo: narrazione doverosa, ed arricchita dai disegni degli stemmi dei ventisei cavalieri che vi presero parte e dei loro comandanti, il viceré spagnolo Consalvo da Cordova ed il francese Luigi d’Armagnac, duca di Nemours. Fossimo chiamati a giurare sulla validità di tali riproduzioni, onestamente avremmo qualche dubbio (in particolare su molti dei tredici stemmi francesi, e su quello del da Cordova), ma siamo certi che ciò dipenda solo da un momentaneo adagiarsi sulle sbrigative tradizioni che normalmente si consolidano attorno alle ricostruzioni ad uso turistico dei grandi fatti della Storia.

A riprova di come gli Autori siano capaci di ben altri scrupoli araldici, valgano gli emblemi riportati a fronte di Federico II, e ben identificati nell’aquila germanica ancora visibile in diversi ambienti del castello di Barletta, ed in quella incisa sul pomo della sua spada: nessuno spazio è stato lasciato alle suggestioni degli interzati in palo oggi vigenti nelle ricostruzioni del presunto stemma dello Stupor mundi. E valga pure, sebbene sembri un paradosso, il fatto che nessuno stemma sia abbinato alla sua descrizione blasonica: i nostri amici sanno blasonare (come dimostra il loro precedente lavoro, Barletta. Stemmi di famiglie nobili, recensito su Nobiltà n. 56, settembre 2003, p. 384), ma le armi oggettivamente complesse d’Aragona, Asburgo e Borbone li hanno indotti prudentemente a limitarsi all’elenco dei quarti che le compongono, senza spingersi oltre. Sebbene ciò renda basso il profilo araldico dell’opera, essa ne guadagna in semplicità (e giova ricordare che questo non è un testo per specialisti). All’araldista viene comunque fornita una buona messe di materiale grezzo su cui poter ragionare con buona precisione e grande facilità.

Due liete sorprese ci vengono dalla bibliografia: fra i quaranta titoli puntualmente menzionati, e il cui livello (a dispetto di qualche inesattezza nell’ordine alfabetico) dà ulteriore conferma della cura e della puntualità con cui gli Autori hanno affrontato l’impegno, spiccano due articoli indicati rispettivamente ai numm. 16 e 40, tratti il primo dalla nostra rivista Nobiltà, il secondo dal suo confratello Il mondo del Cavaliere.

Non ci resta che attendere i nostri amici alla prossima tappa cui li porterà il loro viaggio lungo le tracce dell’araldica barlettana: e siamo certi che ogni attesa ci sarà ampiamente ripagata. (Maurizio Carlo Alberto Gorra)

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