RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

 

Manuel Artur Norton, A Heráldica em Portugal, Dislivro Histórica, 2004, vol. 2 (Raízes, Simbologias e Expressões Histórico-Culturais, vol I pp. 646; pp., O Armorial Português de Família e Copiadores Desaparecidos do Cartório da Nobreza, vol II, pp. 434).

Nei primi mesi del 2004 è stato edito a Lisbona un corposo lavoro, in due volumi, sull’araldica portoghese, una opera di oltre 1000 pagine che non solo descrive la storia e le caratteristiche dell’araldica lusitana ma include anche un rilevante armoriale delle famiglie portoghesi.

Il primo volume è così articolato: nei primi due capitoli si descrivono le origini dell’araldica e l’evoluzione dell’araldica in generale. Nel terzo capitolo la ricostruzione viene circoscritta alle origini dell’araldica portoghese, quindi alle armi del Portogallo ed alle armi di famiglia (cap. IV).

Successivamente si esaminano le specificità della armi portoghesi (cap. V), quindi ancora le armi di famiglia (cap. VI) e le armi ecclesiastiche portoghesi (cap. VII). Chiudono il volume circa 60 pagine di riferimenti alle fonti e di bibliografia specifiche.

Il secondo volume, l’armoriale, è invece costituito da circa pp. 300 dedicate alle armi di famiglia portoghesi e da una sezione dedicata agli incartamenti distrutti o dispersi (Cartorio da nobreza). Chiude il volume una ulteriore sezione di fonti e di bibliografia.

Nel volume sono riportate, con sintetica descrizione, circa 2100 voci di famiglie, o rimandi a rami familiari già citati. Di queste voci, circa il 30% riguarda famiglie di origine non portoghese.

Circa le zone di origine, o provevienza, di tali famiglie prevalgono sulle altre la Spagna (in particolare Leon , Castiglia e Galizia) ed Italia (in particolare Genova e Firenze). Ciò giustifica, in un certo senso anche la presenza, nella bibliografia, di numerosi testi non portoghesi, tra questi non manca qualche testo italiano.

Le fonti e la bibliografia sono suddivise tra le fonti manoscritte antiche, quelle a stampa e gli archivi particolari. Tra questi ultimi si segnalano numerosi archivi privati.

A fronte di tale mole di dati, risultano però pochissime le riproduzioni di stemmi, sono solo pp. 34 hanno riproduzioni a colori di stemmi araldici. Tuttavia, gli elevati costi tipografici possono giustificare tale scelta, che ha quindi privilegiato la documentazione storica scritta a quella iconografica.

Numerosi possono essere gli spunti di riflessione suggeriti da tale opera, anzitutto ci piace sottolineare la giusta attenzione posta all’inquadramento cronologico generale.

La storia dell’araldica portoghese puo infatti articolarsi in alcuni periodi o epoche, ciascuno con sue caratteristiche specifiche:

A) il primo periodo, che va dal 1415, quando si verifica la conquista di Ceuta, sino al secolo XVII, e si caratterizza per l’espansione coloniale e mercantile verso l’Oriente.

Questo periodo può a sua volta suddividersi in quattro fasi:

- la fase dell’influenza delle gesta militari in Marocco, nella quale si nota una maggiore creatività araldica, in particolare sotto D. Alfonso V, e molti simboli collegati alle gesta marocchine;

- la fase dell’epopea marittima nell’Atlantico e nelle Indie, nella quale si accresce il numero delle armi attribuite a stranieri che giungono in Portogallo;

- la fase dell’Impero ed Inglese;

- la fase esotica, più ripetitiva, che ripropone elementi tratti dall’Oriente ma perde di creatività autonoma ed esprime una crisi di fondo della vecchia aristicrazia.

B) il secondo periodo, dal XVIII al XIX secolo, nel quale vi è una sorta di risistemazione dell’araldica, che presenta in questo periodo connotati forse meno legati a vicende storiche specifiche ma esprime la tendenza tipica delle società europee del periodo, nelle quali l’aristocrazia va in parte trasformandosi ed assumendo connotati liberali.

Nella prima parte del I volume sono utili alcuni riferimenti storici che aiutano a leggere quanto le trasformazioni sociali ed economiche della società portoghese e della sua elite si siano riflesse nella araldica, ovvero nella attribuzione di titoli nobiliari, stemmi ed insegne. E quanto frequente, anche in quel paese, sia stata forte la competizione tra nobiltà e sovrano. Competizione esprimibile anche come un sistema bipolare avente da un lato il Re dall’altro la nobiltà (ad esempio il Werner nel suo volume “Nascita della nobiltà” pone tale contrapposizione tra le caratteristiche quasi costanti del ruolo della nobiltà). Anche in Portogallo tale sistema subirà scosse periodiche e ripetuti tentativi di spostare il potere nell’una o nell’altra area.

Quando, con Re Ferdinando I (1367-1383), fu dato grande impulso alla marineria avviando le grandi spedizioni atlantiche del paese, l’araldica registra numerosi stemmi legati a tali eventi con armi attribuite a capitani di marina, esploratori, militari distintisi nei territori d’oltremare, ma pure ai primi grossi commercianti.

Circa il ruolo a volte autonomo della nobiltà si può ricordare che furono i nobili ed i borghesi di Lisbona ad indicare Giovanni (che poi sposerà Filippa di Lancaster), Gran Maestro dell’Ordine di Aviz, quale difensore del regno dalle mire del Re di Castiglia. Questo periodo avviò la fase dell’espansione coloniale portoghese, con Enrico il Navigatore, il successivo Trattato di Tordesillas, con il quale portoghesi e spagnoli giunsero ad accordarsi sulla ripartizione dei territori d’oltremare nel del 1494. Era l’epoca nella quale i primi ambasciatori portoghesi giunsero a Pechino (1520). E dopo un lungo periodo di dominazione spagnola fu ancora la nobiltà e la borghesia a sollevarsi acclamando Re il Duca di Braganza (divenuto Re con il nome di Gioavanni IV).

Il riferimento araldico qui forse obbligato è alla sala dei Cervi del palazzo reale di Sintra, la sala, realizzata agli inizi del ‘500, ha la cupola ottagonale decorata con 72 teste di cervi, ognuna delle quali reca uno stemma con le armi ed il cognome di una delle principali famiglie portoghesi.

Alcuni, ricordando lo spirito ironico del Re João (è nel medesimo palazzo la allusiva sala delle gazze), ritiene che, per assonanza “cervo-servo”, il Re abbia inteso prendere un pò in giro le 72 famiglie a lui più fedeli, appellandole come “servi” (p. 196). La Sala dei Cervi è forse la sintesi migliore, iconografica, del potere reale che giunge a codificare e centralizzare le società anche in campo araldico.

In epoca successiva, si potrà ricordare il periodo pombalino, durante il quale operò colui che fu considerato tra i maggiori politici della storia portoghese, il Marchese di Pombal, artefice della ricostruzione di Lisbona dalle distruzioni del terremoto del 1755, che con energia operò per rafforzare ancora la monarchia contro le spinte della aristocrazia.

I mutamenti dell’epoca pombalina si associarono alle fasi della ricostruzione successiva al tragico terremoto del 1755. In questo periodo cominciò ad accrescersi, tra i possessori di stemmi araldici, il numero di persone di provenienza mercantile e di quella che oggi definiremmo imprenditoria, mentre costante sembra sia stato il numero dei cavalieri dell’Ordem de Cristo. Non solo, ma la successiva espansione del commercio, nonché degli studi universitari e della pubblica amministrazione, produsse un notevole incremento di stemmi assegnati ai funzionari civili e militari, ai magistrati, ai professori, ed anche ai laureati delle università, nonché ai medici, avvocati, ecc. Si cita il caso dei Dottori in Legge che erano equiparati ai Conti.

Le alterne vicende coloniali del Portogallo si riverberano quindi negli stemmi attribuiti ai funzionari od a famiglie delle colonie, per cui sorgono anche contese tra le attribuzioni brasiliane e quelle effettuate direttamente in Portogallo. Il mutamento nel reclutamento dell’elite che gode di stemmi araldici, ora non più costituita dai pochi antichi nobili e da eterogenei rappresentanti di avventurieri, navigatori, militari, prelati, ecc., si caratterizza sempre più per la presenza di funzionari, professionisti, detentori di patrimoni finanziari, ecc. come evidente nelle caratteristiche genealogiche delle famiglie registrate.

L’opera del Norton, sottolineando le mutevoli manifestazioni dell’araldica nei diversi periodi a seguito non solo dei complessi rapporti tra nobiltà e sovrani, ma anche delle vicende della politica mercantile e coloniale nonché della politica estera, suggerisce di leggere le vicende araldiche non all’interno della evoluzione autonoma dell’araldica stessa ma quali riflessi secondari delle vicende politiche.

Il rapporto araldica e potere, o araldica e società, diremmo con terminologia moderna, si manifesta in un intreccio costante per due motivi: il primo, più rilevante è dato dalle modalità di reclutamento sociale delle elites all’interno di società, in realtà spesso meno chiuse e rigide di quanto una certa storiografia abbia lasciato trasparire. Il secondo motivo è che a fronte di regole, simboli, procedure che si vorrebbero istituzionalizzate e formalizzate nella tradizione, prorompono gli eventi storici che alterano,o talvolta modificano profondamente, parte del sistema araldico.

In parte ciò si scontra anche con le difficoltà di considerare la completezza ed attendibilità delle fonti, frequente in araldica in generale, considerato che, nel corso dei secoli, per eventi naturali (terremoti, incendi), sociali o militari spesso si sono determinati dei vuoti nella ricostruzione delle documentazioni, per ovviare ai quali gli archivi privati possono ben aiutare a compensare le mancenze di quelli ufficiali o pubblici.

Utili risultano alcune tabelle (pp. 23-25) relative agli insigniti dell’Ordine di Nostra Signora di Vila Viçosa, dai quali si evidenzia che in circa 90 anni - dal 1821 al 1910- non solo aumenta il numero totale degli insigniti ma la loro distribuzione tra i vari gradi dell’Ordine vede accrescersi, in proporzione i gradi medio-alti, con i commercianti che erano sempre più presenti tra i nuovi insigniti.

Analogo discorso potrebbe farsi per i soli titoli nobiliari, posto un dato di riferimento del 1754, il cui numero cresce progressivamente con un ritmo che si incrementa a partire dal 1821, quando si possono rilevare anche nuovi stili nelle armi. Va anche precisato, però, che nello stesso periodo la popolazione portoghese triplica quasi il suo numero, dovrebbe quindi calcolarsi l’entità percentuale di insigniti.

Forse troppo a margine, nell’opera, i riferimenti all’Ordine di Cristo, il potente Ordine che raccolse l’eredità dei Templari e che finanziò numerose imprese nel corso dei secoli. Sarebbe stato opportuno, considerati i riferimenti storici, dare maggior spazio a tale presenza sociale e politica. (Antonio Virgili)

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