RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

S. Bassetti, BartholomeoLiviano” d’Alviano, Ellerani editore 1999 (v. Falcon Vial 11, 33078 S. Vito al Tagliamento [PN], tel. 0434875400, www.ellerani.it), pp.197, 60 illustrazioni a colori.

Se esistesse una collana araldico-genealogica composta da libri come questo, non importa quanto vasta e organica, subito la faremmo entrare nella nostra biblioteca personale. La ricca e variegata storia italiana è costellata di famiglie cosiddette minori (oggi troppo spesso dimenticate) che rivestirono ruoli di prestigio e di rilievo, o per il potere assunto su zone più o meno vaste di territorio, o per singole personalità che le illustrarono a qualsiasi titolo, o per ambo i motivi. Quando la riscoperta di esse (che già comporta l’inquadramento nella grande Storia delle storie minime di cui, a vario livello, furono protagoniste) si abbina e si fonde con la rivalutazione dei territori locali sui quali insistettero, allora l’opera moltiplica il proprio livello di interesse, ed acquisisce un peso specifico che la pone all’attenzione di tutti i lettori, e non solo della limitata cerchia degli studiosi.

Esattamente questo è il caso del volume di cui stiamo parlando (e che purtroppo abbiamo scoperto solo ora, a quasi cinque anni di distanza dalla sua stampa: di questo ci scusiamo con i Lettori e con l’Editore): trattando di un esponente d’una dinastia umbra il quale rivestì posizioni di rilievo nella Pordenone rinascimentale, il suo interesse travalica i confini della zona d’origine della famiglia e si spande lungo tutta la Nazione, seguendo le orme del figlio più celebre di tale dinastia.

Il libro prende letteralmente le mosse dalla residenza dell’Autore, un castello nell’area teverina del Ternano che fu uno fra i possedimenti dei d’Alviano, signoria presente da prima del Mille nell’area dell’Umbria sud-occidentale che s’impernia sul territorio dell’attuale omonimo comune, e del quale cognomizzò il toponimo. La narrazione trova però cuore, fulcro e titolo nel figlio più celebre di quella dinastia, il celebre condottiero di ventura Bartolomeo, noto per il coraggio ed il valore sempre dimostrati in battaglia, ed a premio dei quali ottenne ricchezze, favori e prestigio da tutti i suoi datori di lavoro. Particolarmente munifica gli si mostrò la Serenissima repubblica di Venezia, che lo rese signore di Pordenone: un possesso da lui esercitato per troppo breve tempo, e sotto il malcelato intento veneziano di rafforzare la propria posizione sulla terraferma (il che poi si realizzò alla prematura morte dell’unico figlio maschio sopravvissuto a Bartolomeo, il quale chiuderà anche la parabola della dinastia).

L’Autore, con stile fluido e semplice, ci guida nella cronaca oltre che nella storia dei d’Alviano e di Bartolomeo, scandendone i momenti sulla sequenza cronologica delle date (sempre menzionate con precisione), ed intervallandole con parecchi excursus sui vari argomenti correlati (quali la cronistoria di Alviano e di Pordenone, altri fatti legati ai territori ed alla famiglia, le vicende e i personaggi dell’Accademia culturale fondata da Bartolomeo, e così via), soffermandosi anche su dettagli poco noti quali (alle pp. 80-81) l’attività che la zecca di Pordenone svolse nel breve periodo della signoria umbra. È comunque evidente che l’intero testo costituisce un’utile fonte genealogica, molto preziosa per chi (con un po’ di pazienza, vista l’assenza di indici) debba ricercare dati o notizie pertinenti a qualcuna delle numerose famiglie (soprattutto, ma non solo, centroitaliche) con cui i d’Alviano a qualsiasi titolo si collegarono, e sulle quali è spesso difficile poter reperire materiale edito. Si segnalano, inoltre, le pagine (ahimè ristrette dalla 63 alla 65) inerenti all’araldica dei d’Alviano, poche ma puntuali nelle informazioni e nelle immagini, in gran parte dedicate agli scarsi esemplari di stemmi alvianesi sopravvissuti allo scorrere del tempo (quattro dei quali sono testimoniati in due fotografie, mentre di altri tre si dà menzione nel testo): esse costituiscono un utile spunto per approfondire l’argomento attraverso una ricerca sul campo, ed al tempo stesso sono l’esempio di quel che ogni ricercatore dovrebbe fare quando vuole ridare visibilità e, quindi, far rivivere queste famiglie minori. Dal punto di vista araldico, questo è davvero il punto di forza del libro, e poco importa ch’esso sia limitato a tre pagine (limitatezza peraltro indotta dalla scarsità dei reperti superstiti). Degna di nota è, in particolare, la riproduzione dell’odierno stemma del comune di Alviano, vistosamente ispirato a quello della famiglia nella sua versione cinquecentesca inquartata con l’arma degli Orsini: un particolare che ben testimonia quanta attenzione abbia posto l’Autore verso ogni fonte utile per la stesura del proprio lavoro, e soprattutto quanto possa essere interessante l’araldica civica italiana, in specie quella dei cosiddetti centri minori (i cui stemmi, spesso, sono motivo di scoperte e di collegamenti tanto vasti quanto inattesi).

Infine, non vanno sottaciute le frequenti e piccole riproduzioni in bianco-nero a riempitivo ed accompagnamento dei testi, anepigrafi ma ottimi disegni al tratto di armamenti e di stemmi (fra i quali ultimi, si notano per il loro stile inconfondibile quelli desunti dai testi del Von Volborth, in particolare lo stemma orsiniano della fig. 22 a p. 65). La grafica nitida ed accurata, l’impaginazione chiara e lineare, e la solida manifattura del libro fanno il resto: nel complesso, si tratta di un’opera veramente curata con amore ed attenzione sotto i più diversi punti di vista, e che davvero colma una piccola lacuna della vasta vicenda storica della nostra Italia la quale, soprattutto nella sua area centrale, dal punto di vista araldico e genealogico ancora attende più globali e specialistiche riscoperte. E che, speriamo, proprio da libri come questo  potrebbero trovare spunto e ispirazione: gli Aldobrandeschi, i Capocci, i Gatteschi, i Monaldeschi, i da Ocre, i di Vico, i Vitelleschi, e tante altre dinastie oggi purtroppo dimenticate lo aspettano e lo meritano. (Maurizio Carlo Alberto Gorra)

 

indice