RECENSIONI

 

LIBRI

 

 

Marco Toso Borella, Lo stemma della Magnifica Comunità di Murano, ovvero il Giallo del Gallo, Associazione per lo Studio e lo Sviluppo della Cultura Muranese, Venezia 2003.

Nel dicembre 2003 ha visto la luce in Venezia un’interessante pubblicazione, autore il muranese Marco Toso Borella, che ripercorre la storia araldica del gallo, emblema dell’antica isola di Murano - nella laguna veneta - patria mondiale del vetro.

L’opera, perché di vera opera si tratta, frutto di anni di ricerche archivistiche e documentarie e quindi le più attendibili, analizza tutte le vicissitudini dell’araldico volatile che lo hanno portato a mutare, nei tempi, quasi a causa di un “giallo”, lo smalto del suo piumaggio.

Nella presentazione, Gabriele Mazzucco afferma che la singolarità dell’araldica ha certamente fatto breccia nella vita di Marco Toso Borella. Anche se circoscritta alla sua isola natia, dove egli tuttora vive, questo particolare ramo della scienza storica da qualche tempo lo ha distratto dal quotidiano e da altri innumerevoli impegni, facendogli dedicare molte ore ad approfondire ricerche documentarie - quasi un meticoloso scavo archeologico - sui blasoni delle famiglie muranesi prima, ed ora sul noto e glorioso simbolo dell’isola che l’ha rappresentata per secoli. La ricerca, inoltre, è corredata da una ricca iconografia che riproduce tutta la documentazione visualizzata, relativa allo stemma muranese, raccolta dall’autore, ridisegnata e colorata di sua mano, attenendosi fedelmente e con perizia agli originali; e non poteva essere diversamente viste le sue eminenti abilità pittoriche. Il gallo, come simbolo tangibile della Comunità muranese si afferma nel secolo XIII.

Marco Toso Borella riporta il documento più antico a noi noto, in cui si afferma che il gallo identificava gli abitanti di Murano dalle altre comunità isolane lagunari.

L’attestazione è offerta dal cronista veneziano Martino da Canal in Les estoires de Venise, compilate in dizione gallica, negli anni tra il 1267 e il 1275. Egli descrive un avvenimento che certamente lui stesso ha vissuto in prima persona: il 23 luglio del 1268 i veneziani e tutte le comunità lagunari si portarono a Palazzo Ducale per festeggiare la elevazione al Dogato di Lorenzo Tiepolo.

I muranesi vi concorsero con le loro imbarcazioni, fastosamente addobbate, e con la presenza di numerosi galli per rendere più manifesta la loro provenienza. Al gallo, almeno dal 1543, sono stati aggiunti due animali, la serpe e la volpe, come descritto in L’arte del Blasone dichiarata per alfabeto con le figure necessarie…, di Marco Antonio Ginanni, stampato in Venezia nel 1756.

Murano necessitava di una tale pubblicazione, veramente prestigiosa; l’opera appassiona di fatto il lettore e restituisce, una volta risolto il “giallo”, il vero piumaggio e la vera dignità a questa celebre insegna, tra le più vetuste e belle.

Non è facile, infatti, catturare l’interesse delle persone quando si affronta un tema così specialistico; Marco Toso Borella c’è riuscito, trattando tutto il percorso araldico come fosse una sorta di indagine, svelando piccoli e grandi misteri con risposte esplicative e dirimenti, tutte corredate da documenti inoppugnabili e di assoluto rigore storico-araldico. “D’azzurro al gallo ardito di nero crestato e barbato…” è stato il simbolo ufficiale di Murano sino al 1923, quando finisce l’autonomia amministrativa cittadina, con l’annessione dell’isola al Comune di Venezia, ma Marco Toso Borella, dopo secoli di arbitrarie modifiche, svela che il piumaggio, invece, doveva avere, per smalto il di oro.

Ma, per fortuna, il gallo muranese non scompare, non muore, ma rivive, nelle insegne delle varie società sportive isolane, con un pallone tra le zampe, con gli sci, con la macchina fotografica tra le corte ali…, perché, in realtà, è sempre stato parte indissolubile della nobile comunità muranese.

Un’ultima annotazione riguarda l’amore dell’autore, oserei dire viscerale, per la gioiosa e solare isola di Murano, che traspare dalla lettura di questa affascinante pubblicazione. (Giorgio Aldrighetti)

 

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