I Vescovi della Diocesi di Chioggia

STEFANO DOMENICO SCERIMAN

LXVI
1795 - 1807



   Inquartato: nel primo d'azzurro a quattro stelle (6) d'argento poste 1, 2, 1. Nel secondo e nel terzo d'oro all'aquila bicipite di nero e coronata dello stesso, nel quarto d'azzurro alla fede di carnagione, sormontata da un cuore ardente. Al capo di bianco, cappato, alzato d'azzurro (dovrebbe invece essere nero) caricato dal cane rivoltato, corrente al naturale, ingollante una torcia fiammeggiante posta in banda, timbrato da una corona all'antica attraversata da un decusse formato da una palma di martirio in banda al naturale e da un gambo di giglio fiorito e fogliato in sbarra al naturale, il tutto sormontato da una stella (8) d'oro. (Religione dei frati predicatori).



    Stefano Domenico Sceriman, ultimo vescovo clodiense del XVIII secolo, nato a Venezia nel 1729, dei PP. Predicatori, cavaliere dei SS. Giovanni e Paolo, fu nel 1776 eletto vescovo di Caorle dal Senato Veneto, dopo essersi addottorato in filosofia e teologia. Successe al Civran, già vescovo di Chioggia, dopo la cui morte, avvenuta nel 1794, lasciò, dopo 19 anni, la sede al Peruzzi per passare nella nostra diocesi nel 1795.

    Si prodigò nelle cure per il nostro Seminario e nell'istruzione religiosa e civile del popolo, affidando le scuole serali di S. Nicolò ai preti del Calasanzio. Vescovo caritatevole, fece costruire a sue spese il ponte in legno che univa la città all'isola di S. Domenico, ove allora aveva sede il Seminario e provvide il Duomo di Chioggia di opere di abbellimento. Consacrò nel 1800 l'antico Duomo di Cavarzere e nel 1821 la chiesa di Sottomarina, ricostruita dalle fondamenta fin dal 1715.

    Lo Sceriman visse i tempi torbidi delle dominazioni francese e austriaca, durante i quali si succedettero quattro mutamenti di governo in pochi anni; non ricorse all'arma dell'intransigenza, ma a quella della prudenza e del senso della misura. Pochi giorni dopo l'occupazione francese della città nel 1797, il popolo chioggiotto dapprima favorevole, si ribellò al grido di “Viva S. Marco!” e fu lo stesso Sceriman che dalla scalinata del vecchio palazzo comunale rabbonì la folla tumultuante.

    E di nuovo egli fece sentire la sua voce, allorché nel 1800, giunti gli austriaci, avvenne la storica “sollevazione del Cristo” ed egli riuscì nuovamente a calmare gli animi esagitati del popolo.

    Durante il suo episcopato, di passaggio per la via di mare diretto a Pesaro, il papa Pio VII entrò in territorio diocesano sostando a S. Pietro in Volta e a Malamocco. Ritornati per la seconda volta i francesi, questi spogliarono chiese, conventi e seminario e tramutarono in fortezza l'antico tempio della Madonna della Navicella, da cui appena in tempo lo Sceriman, di notte, trasportò nel 1789 la venerata Immagine a Chioggia, prima in S. Francesco fuori le mura e poi (1801) in S. Antonio dei Cappuccini (Ca' di Dio) da cui, infine, fu traslata nel 1906 nella basilica di S. Giacomo.

    Mons. Sceriman morì il 12 giugno 1806 ed ebbe in Cattedrale solenni funerali con una forbita orazione funebre tenuta dal decano, mons. Antonio Manzoni (1734 - 1814) e presentata al Pontefice.



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