I Vescovi della Diocesi di Chioggia

GIOVANNI SOFFIETTI

LVII
1716 - 1733



   D'argento alla fortezza aperta e finestrata di nero, torricellata di tre pezzi. Nella prima e nella terza, due uccelli affrontati sormontati da una corona all'antica.



    Nota biografica. Nato a Scio, isola dell'Egeo soggetta allora alla Repubblica veneta, appartenente alla Congregazione dei Chierici regolari, Giovanni Soffietti fu nominato da Clemente XI vescovo di Tine, altra isola dell'Egeo, caduta questa in dominio dei Turchi, fu nel 1716 eletto vescovo di Chioggia, dove giunse il 17 maggio.

    Portato nello stesso anno a termine il convento di clausura delle Cappuccine (attuale seminario), il Soffietti dichiarò nel 1717 veritiera l'apparizione della Madonna avvenuta il 4 agosto 1716 a Pellestrina, nella chiesetta dei SS. Vito e Modesto, al giovanetto Natalino Scarpa e autorizzò l'erezione sul posto, a spese della Veneta Repubblica, del tempio dell'Apparizione, in cui il vescovo trasferì solennemente la sacra Immagine nel 1723, insieme al podestà di Chioggia Nicolò Erizzo IV (cfr. G. Naccari, “La pieve di Pellestrina”, Chioggia, 1923).

    Risolte alcune questioni riguardanti una vertenza tra il Capitolo e l'arcidiacono di Malamocco nonché la scelta del quaresimalista in Cattedrale, il Soffietti volle imprimere maggior vigore al culto dei SS. Felice e Fortunato, patroni della diocesi: fece esporre nel 1727 le sacre reliquie, ne riordinò l'antichissima Confraternita detta di S. Fele e Fortunato, di cui si ha memoria fin dal 1115 e che fu riformata anche dal vescovo Centoferri: fu mons. Soffietti a commissionare allo scultore Antonio Chiesa le statue dei santi, vestiti in abiti militari romani, portate in processione, fino a pochi anni or sono l'11 giugno, e a trasferire le reliquie dall'antico avello in un'urna, perché fossero visibili ai fedeli, e facendole proteggere da spessi cristalli e da una grossa cancellata di ferro dorato, chiusa a sua volta da una portella mobile d'argento (una lapide ricorda il fatto). Fece pure riabbellire in tre anni con le offerte raccolte la cappella dei Santi con marmi di Carrara e con le sei tele, opera di insigni pittori e riproducenti episodi del martirio dei due Santi, mentre il Comune offrì una lampada d'argento ad olio pesante 200 once.

    l Soffietti fece completare l'artistico pulpito della Cattedrale e restaurare a sue spese l'episcopio, come comprova una lapide posta sulla parete della rampa sinistra dello scalone esterno: “Quo augustius opus - Eo augustior animus - Ioannis Soffietti Praesulis - Proprio - Struxit - Aere - Ann. Sal. MCCXXVI”. Nel 1727 egli consacrò la antica chiesa parrocchiale di Donada; nel 1733 fu trasferito alla diocesi di Adria, dove consacrò molte chiese, ampliò il seminario e fece compiere la torre del Duomo. Morì a Rovigo il 10 settembre 1747.



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