Araldica Ecclesiastica
di Giorgio Aldrighetti





La mitria

La mitra, copricapo liturgico, è il simbolo primario dell'ordine episcopale; è insegna pontificale e di conseguenza, appartiene ai vescovi, che sono i veri pontefici, in quanto godono della pienezza del sacerdozio. La mitra, nella forma attuale, è un copricapo a soffietto, di forma rotonda, con le due parti terminanti in punta (cornua), e con la parte posteriore ornata di due infule. Fino alla metà del secolo XII, la mitra, che risultava di forma molto bassa, si portava con le punte sopra le orecchie; dal secolo XIV aumenterà, invece, in altezza e larghezza e verrà sempre di più ornata di ricami e di pietre preziose.

A seconda dell'uso, si distinguevano tre tipi di mitra: la mitra semplice, di seta o di tela di lino bianca, con le frange delle infule di rosso, che viene tuttora usata nelle funzioni dei defunti e nel Venerdì Santo; la mitra aurifregiata di tela d'oro, senza nessun altro ornamento, che veniva usata nell'Avvento e nella Quaresima, eccetto le domeniche Gaudete e Laetare e nelle vigilie e nella Messa e nei Vesperi alla cattedra e la terza, la mitra preziosa, ornata di ricami d'oro, seta e pietre preziose, con nelle infule ricamato lo scudo timbrato dal rispettivo cappello ecclesiastico, che veniva adoperata per le solennità, portandosi il prelato all'altare o nelle processioni e nelle benedizioni.

L'uso della mitra, come copricapo liturgico, non si trova documentato prima del X secolo e sembra che derivi dal berretto extra liturgico proprio dei Sommi Pontefici, di forma conica, senza essere divisa in due parti o corni. Per alcuni autori, di conseguenza, deriverebbe dalla tiara, modificata poi per divenire l'insegna dei vescovi, mentre la tiara rimase l'insegna principale dei soli romani Pontefici.

La prima testimonianza di concessione della mitra romana ad un vescovo si ha con Leone IX (1049 -1054) che nel 1049 la concesse all'arcivescovo Everardo di Treviri affinché egli ed i suoi successori se ne servissero per l'ufficio ecclesiastico. Due anni dopo lo stesso romano Pontefice la concesse per determinate occasioni anche ai cardinali di Bamberga e Besancon. Ben presto numerosi altri vescovi la ottennero, divenendo, così, la loro insegna principale.

Il papa Alessandro III, nel 1063, concesse l'uso della mitra anche all'abate Engelsino del monastero di Sant'Agostino in Canterbury; successivamente numerosi altri abati ne ottennero la concessione.

Nel tempo, i romani Pontefici concessero l'uso dei mitra anche ai Protonotari e ad altri prelati, ma bisogna chiarire che in questi casi la mitra veniva assegnata per privilegio, in quanto tali prelati godevano solo dei diritti pontificali “ad usum” e non “ad exercitium”, prerogativa questa che spetta solo agli insigniti dell'ordine episcopale.

Per il valore simbolico della mitra, il papa Innocenzo III (1198-1216) afferma che la mitra significa la conoscenza dell'Antico e del Nuovo testamento. I corni sono i due testamenti: le infule sono, invece, lo spirito e la lettera.

L'Enciclopedia Cattolica, parlando della mitra, descrive che è gemmata per chi ha l'ordine vescovile, posta di fronte e cima lo scudo a destra della croce; è bianca e posta di profilo per gli abati aventi giurisdizione, inclinata a sinistra per gli altri; è d'oro per i protonotari; bianca per gli altri che ne hanno il privilegio e posta al centro al luogo della croce.

Goffredo di Crollalanza afferma che nell'araldica la mitra serve da cimiero e i diversi ecclesiastici la portano come segue:

Abati secolari: di profilo;
Abati regolari: inclinata a destra;
Abati commendatari: di profilo a destra;
Canonici mitrati: di profilo a destra;
Vescovi: di fronte a destra;
Arcivescovi: di fronte nel mezzo.

La mitra, quale figura araldica caricata in uno scudo, rappresenta dignità ecclesiastica o premio di virtù.

Descriviamo, di conseguenza, lo stemma di Sua Eccellenza Reverendissima mons. Giovanni Battista Piasentini, LXXVII° vescovo di Chioggia, dal 1952 al 1976, l'ultimo della serie dei vescovi clodiensi a portare la mitra ed il pastorale nella Sua arme, in quanto con “L'Istruzione sulle vesti, i titoli e gli stemmi dei cardinali, dei vescovi e dei prelati inferiori” del 1969, tali insegne vennero soppresse dagli scudi:

“Partito: nel 1°: campo di cielo a tre monti di verde moventi dalla punta, quello di mezzo più alto e sostenente un cestello al naturale, ripieno di erba, di verde e sormontato da una colomba di bianco nell'atto di beccare il cibo per distribuirlo (Carità); i laterali sormontati da un cipresso al naturale (Fede e Speranza) (Religione delle Scuole di carità, Padri Cavanis); nel 2°: d'azzurro al fuoco ardente di rosso, sormontato da una stella (6) d'oro; al capo di San Marco: di rosso al leone passante d'oro, alato e nimbato dello stesso, tenente con la zampa anteriore destra il libro aperto d'argento recante le parole nella prima facciata, in quattro righe, PAX TIBI MARCE, nella seconda facciata, similmente in quattro righe, EVANGELISTA MEUS, con la scritta in lettere maiuscole romane di nero”.


Con il pontificato di Benedetto XVI (2005-2013)
la Tiara non timbra più lo scudo papale essendo stata sostituita dalla mitria
che timbra anche lo stemma del suo successore Francesco (2013).







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