Araldica Civica
Le insegne della Provincia di Venezia

di Giorgio Aldrighetti




    Ritornando allo stemma della Provincia di Venezia, ricordiamo che dal 1934 figurerà caricato con il capo del Littorio.

Il capo del Littorio, infatti, come già ricordato, fece la sua comparsa con il R.D. 24 ottobre 1933, n. 1440, ove si prevedeva appunto, negli scudi dei comuni e delle province e di altri enti morali, tale pezza che è “di rosso (porpora) al fascio littorio d'oro, circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali”.

Il capo del Littorio negli scudi serviva, ovviamente, a simboleggiare l'indissolubile unione degli enti territoriali con il regime fascista.
E giustamente il Neubecker annota: “L'uso medievale italiano di esprimere l'appartenenza a una parte politica per mezzo del capo dello scudo fu continuata durante il fascismo in molti stemmi di città italiane”. 23)

Il capo, araldicamente è una pezza onorevole, a larga fascia, che occupa la terza parte superiore dello scudo.

In araldica, il capo è molto frequente; famosi il capo dell'Impero, il capo di Savoia, il capo di Malta, il capo d'Angiò.

Tale pezza araldica verrà abolita con il Decreto Legislativo Luogotenenziale 26 ottobre 1944 n. 313. Ma molti Enti, ignorando l'esistenza di tale Decreto Legislativo Luogotenenziale, hanno tolto, alla caduta del fascismo, solo il fascio littorio d'oro, circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dei colori nazionali, mantenendo, invece, il capo di rosso, ritenendo, a torto, che tale pezza appartenesse, invece, all'arme dell'Ente e non all'emblema araldico del fascismo.

Così, per la città di Venezia, prima del D.P.R. 6 novembre 1996, concessivo del nuovo stemma, venne usata, anche in preziose pubblicazioni di storia veneziana, l'arme di Venezia decretata il 1° maggio 1942, con il capo di rosso, senza il fascio littorio d'oro. 24)

Stesse considerazioni valgono per gli stemmi della provincia di Venezia e dei comuni di Venezia, Portogruaro, Jesolo e Caorle caricati nel drappo del gonfalone provinciale, confezionato nel secondo dopoguerra, ove appunto risultano tutti con il capo di rosso. 25)

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