Araldica Civica
di Giorgio Aldrighetti





    Per l'emblema repubblicano sappiamo che la blasonatura era stata predisposta dall'Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su richiesta del Gabinetto, la quale però non corrisponde con quella recepita, poi, nel Decreto Legislativo 5 maggio 1948, n. 535. Ad esempio, i “due rami di olivo e di quercia” presenti nel Decreto, nella descrizione dell'Ufficio Araldico erano, invece, “due rami di quercia e di alloro”. Infatti, con nota del 1° aprile 1948, a giustificazione, il Cancelliere della Consulta Araldica conte Tosi, così scriveva: “(...) occorre avvertire che la corona si è definita di quercia e di alloro, mentre le foglie del così detto alloro parrebbero di ulivo, ma si ritiene doveroso segnalare che la corona di quercia e di alloro ha il significato nei simboli di gloria eterna, mentre la corona di ulivo e di quercia potrebbe avere il significato funerario di pace eterna”.

Da quanto riportato, però, nel Decreto Legislativo si ha la certezza che le giuste osservazioni del Cancelliere non vennero tenute in alcun conto.

Inoltre, “i vincoli che univano la Consulta araldica alla Corona e il disinteresse che la Repubblica intese subito mostrare per le situazioni nobiliari indussero i costituenti a sancirne la soppressione, che peraltro fu adottata con una formula infelice”. 28)

In ultima analisi, l'emblema della repubblica ci sembra la risultanza di frettolosi compromessi intervenuti fra le varie ideologie presenti nell'Assemblea costituente, nell'incertezza, probabilmente, che la presentazione di una vera arme avrebbe potuto rievocare i simboli del recente passato monarchico e di conseguenza adombrare qualche timorosa coscienza. Sicuramente, però, non è il frutto di una scelta serena e rispettosa del patrimonio araldico del nostro Paese.

E giustamente Giacomo C. Bascapè affermava che: “(...) l'affrettata ideazione dello stemma della Repubblica, che intendeva esprimere il valore degli ideali su cui essa si fonda, ha creato un'insegna priva di caratteri e di stile araldico”. 29)

Nel 1987 con il Decreto Presidente del Consiglio dei ministri del 2 marzo, in Gazzetta Ufficiale, 13 marzo 1987, n. 60, venne promosso un pubblico concorso “per l'innovazione dell'emblema della repubblica italiana”, ma i risultati sono stati quanto mai deludenti, come si apprende dalle cronache dell'epoca, con disegni e bozzetti irriconducibili alle norme araldiche. 30)

L'emblema, poi, nelle varie raffigurazioni ufficiali, in bianco e nero, viene tuttora stranamente rappresentato con la ruota di acciaio dentata, fitta di linee orizzontali; parimenti si osservano numerosi emblemi repubblicani anche con gli interstizi dei raggi della ruota di acciaio dentata, caricati sempre da fitte linee orizzontali.

In araldica, infatti, esistono dei segni convenzionali per indicare gli smalti quando lo stemma viene riprodotto nei sigilli e nelle stampe in bianco e nero. Così il rosso si rende con fitte linee perpendicolari, l'azzurro con orizzontali, il verde con diagonali da sinistra a destra, il porpora con diagonali da destra a sinistra, il nero con orizzontali e verticali incrociate, mentre l'oro si rende con fitto punteggio e l'argento senza alcun segno.

Ne consegue che qualsiasi araldista, descrivendo l'emblema della Repubblica, riprodotto in bianco e nero, blasonerà “la stella a cinque punte, le fronde di olivo e di quercia ed il nastro” d'argento, risultando tali figure senza alcun segno, mentre la “ruota d'acciaio dentata”, compresi gli interstizi dei raggi, qualora anch'essi figurino con fitte linee orizzontali, d'azzurro, risultando su tale figura riportato il tradizionale segno convenzionale araldico per descrivere lo smalto d'azzurro.

Altra curiosità ci sembra il colore dell'emblema presente nella carta da lettere dei Ministri, Segretari di Stato che figura stranamente, tutto di rosso, pur con la ruota dentata con fitte linee orizzontali.

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